Roma, la bellezza diversa

Terzo posto costruito sulle vittorie lontano da casa mentre il rendimento all’Olimpico è deficitario: già 5 ko

di Redazione, @forzaroma

Più solida, meno concreta: è la Roma di Di Francesco, nel paragone con quella dei record di punti (87) dell’anno passato, scrive Ugo Trani su Il Messaggero. Difende meglio, con i suoi 13 cleen sheet, ma attacca peggio. Sono 49 gol realizzati e 23 subiti, saldo attivo di 26 reti e non di 38 come nel campionato scorso, 64 gol fatti e 26 incassati. Numeri che certificano la distanza dal vertice che è più ampia: oggi la Juve è avanti di 16 punti e non di 8, anche perché, dopo 29 giornate, i giallorossi ne hanno raccolti 6 in meno. Male il cammino all’Olimpico.

Di Francesco fa spesso riferimento alla continuità. La Roma, fin qui, ha pagato la sua intermittenza. Ha vissuto i momenti top durante la fase a gironi della Champions e recentemente preparando la doppia sfida. Quando l’asticella si è alzata, i giallorossi hanno spiccato il volo.

Il turnover ha funzionato in autunno. Di Francesco lo ha abbandonato prima della Champions, scegliendo la sua formazione base. L’ha riproposto a Crotone, ma nella circostanza non l’ha utilizzato solo per far recuperare le energie fisiche e mentali ai titolari. Ha voluto coinvolgere anche i panchinari, soprattutto quelli che faticano a entrare nel coro.

Il gruppo è sempre la priorità di questo allenatore. E la concentrazione nell’addestramento quotidiano fa la differenza quando deve scegliere un giocatore. Lo sa bene El Shaarawy che è finito addirittura in tribuna a Kharkiv. E lo stesso è successo con Schick, ancora mai sceso in campo in Champions e ignorato, in partenza e in corsa, a Crotone. Non è questione di ruolo, ma di atteggiamento. 

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