Rocca: “Non è mai sfortuna, ma solo incompetenza”

L’ex terzino romanista bandiera degli anni 70 smise per un ginocchio curato male: “Faccio gli auguri a Zaniolo, ma con quella struttura fisica andava gestito meglio”

di Redazione, @forzaroma

Francesco Rocca il suo calvario lo ha vissuto nel 1976 all’età di 22 anni, quando i medici non lo hanno preservato da un brutto infortunio lasciandolo giocare anche in Nazionale. Una serie di errori che gli sono costati la carriera e lo hanno portato a dedicare gli anni successivi allo studio della “macchina umana”.

A distanza di 44 anni è Nicolò Zaniolo a vivere momenti di sofferenza e frustrazione.

Che idea si è fatto rivedendo la dinamica dell’infortunio?
“Per prima cosa gli faccio un in bocca al lupo sperando che possa ritornare a vivere la gioia dei suoi 20 anni. Ho capito della gravità dell’episodio quando si è messo le mani tra i capelli perché quel gesto è sinonimo di dolore fortissimo come il distacco del legamento crociato, dato che lui già l’aveva subito” dice ‘Kawasaki’ intervistato da Gianluca Lengua  su Il Messaggero.

Due crociati in otto mesi, qualcosa si poteva fare meglio?
“Non entro nel merito di quello che fanno gli altri. Io ho una concezione del metodo basata su dati scientifici e sull’esperienza personale che è sempre stata volta al non far accadere ad altri quello che è successo a me. Infatti in 30 anni di professione non ho mai avuto un giocatore infortunato”.

Quindi non è solo sfortuna?
“La sfortuna è un concetto astratto. Quando uno è sfortunato è frutto dell’ignoranza e dell’incompetenza di chi ha gestito la situazione. E i danni sono devastanti”.

La sua struttura muscolare ha influito sull’infortunio?
“È un concetto che porto avanti da 30 anni. Il potenziamento del quadricipite porta a un’alterazione del rapporto di equilibrio tra i legamenti e la potenza del quadricipite stesso. Perché se si aumenta la potenza di un muscolo, teoricamente bisogna potenziare le strutture che lo sorreggono, quindi, i legamenti e le capsule articolari. Siccome questo non avviene, il rischio è che il potenziamento a gioco lungo possa danneggiare le strutture”.

Quali sono i doveri di un allenatore?
“Deve fare felici la proprietà perché investe dei soldi, gli atleti perché investono la loro vita per far sì che non gli succeda nulla pur mantenendo il 100% delle loro potenzialità e i tifosi che pagano”.

Qual è la preparazione ideale pre-campionato?
“Deve durare 40 giorni, ma fondamentale è il contenuto. E questo è un segreto professionale, frutto di studio, lavoro e soprattutto di valutazioni rispetto alle esigenze personali”.

È vero che ai giocatori non va di allenarsi?
“Non è assolutamente vero, i giocatori hanno tutto l’interesse ad allenarsi e far sì che il loro corpo giri a mille per almeno 15/20 anni. Sanno bene che meglio si allenano, più durano e più guadagnano. Lo sport ha regole immortali e non cambieranno mai”.

 

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