Quei buu scandalosi

di Redazione, @forzaroma

(Il Messaggero – A.Angeloni) Tante belle parole continuano a non cambiare niente. Il fatto: minuto numero 2 del secondo tempo: la curva Nord lancia il coro buu buu nei confronti del giocatore di colore della Roma, Juan Silveira dos Santos.

Il brasiliano, solitamente pacato e impassibile, si gira verso il cuore della tifoseria della Lazio e con il dito indice sul naso, cerca di zittirli. E già altri cori, fischi e rumori vari. Settimo minuto del secondo tempo: altri cori, ululati. L’arbitro Bergonzi – su indicazione del quarto uomo Rocchi – va verso il capitano della Lazio, Mauri e gli spiega che in presenza di altri cori di quel tipo, sospenderà la partita, come previsto dalle norme vigenti contro il razzismo e l’antisemitismo. «Non so cosa abbia detto Bergonzi a Mauri, io ero concentrato sulla partita e lo era anche lui. Mi aspettavo più rispetto», dice Juan. Lo speaker dello stadio Olimpico ha ricordato ai tifosi, in questo caso quelli biancocelesti, che la società verrà ritenuta responsabile per il comportamento dei propri tifosi, con sanzioni che vanno dalla multa alla squalifica del campo. Stessa sanzione rischia la Roma per qualche ululato giallorosso verso Diakitè – entrato dopo l’espulsione di Scaloni – questo anche quanto rivendicano i tifosi laziali attraverso alcuni forum via internet.

A fine partita Juan chiede parola. «Chiedo rispetto, che io ho sempre tenuto nei confronti della Lazio e dei tifosi laziali. Di derby ne ho vinti tanti e non mi è mai uscita una parola fuori posto. Sono molto triste per quello che è successo, mi dispiace più per chi ha fischiato che per me. E pensare che tutti noi siamo entrati in campo con una maglia che diceva: uniti contro il razzismo. Volevamo trasmettere qualcosa di positivo in una partita bellissima da giocare e da vedere». Venerdì il Campidoglio ha ospitato questa iniziativa contro il razzismo, hanno partecipato giocatori e dirigenti di Roma e Lazio. Tutti d’accordo, ecco quei buoni propositi.
I buu i tifosi della Lazio li fanno anche verso giocatori bianchi. (…). Ma per tanti diventa una mancanza di rispetto verso chi ha la pelle nera e si sente addosso il verso della scimmia. Non siamo ai livelli di «squadra de negri, curva de ebrei» o del «Auschwitz la vostra patria, i forni le vostre case», di un derby del 1999, però quanto successo ieri fa discutere. «Una cosa del genere non mi era successa – ha ricordato Juan in Germania né in Brasile, stavolta avevamo anche una maglia che avrebbe dovuto aiutare a stemperare i toni. Sottolineo che ho massimo rispetto per i tifosi della Lazio e per i giocatori, io non ho problema perché ho la personalità necessaria per stare tranquillo. Mi hanno abbracciato sia i miei compagni che la alcuni della Lazio che mi hanno detto di stare tranquillo, tipo Matuzalem e Klose». La soluzione, per Luis Enrique, «non è interrompere la partita. Sono cose che purtroppo succedono, e non solo in Italia».

La gara di Juan è finita anzitempo per un problema al ginocchio: «Spero non sia nulla di grave (oggi risonanza magnetica, ndr). Spero di tornare presto per aiutare la Roma». (…). Il brasiliano poi analizza i problemi difensivi della Roma. Gol da palla inattiva, solita sofferenza nelle imbucate avversarie. «Ci siamo allenati tutta la settimana cercando di non regalare troppo il pallone a centrocampo ma è una cosa che rischiamo spesso mandando gli avversari in contropiede. Abbiamo preso due gol a palla ferma, ci dobbiamo allenare e cercare di fare meglio. La partita di Bergamo è stata brutta, stavolta è andata meglio ma era impossibile vincere. La Champions è lontana? Sì, ora è dura».

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