Pronto l’accordo con il Campus Biomedico per fare test e tamponi a tutte le squadre

La Figc sta studiando un modo per far sì che per ogni esame fatto ne verranno lasciati 5 ai cittadini

di Redazione, @forzaroma

Allenamenti e campionato lo scontro si gioca tutto sul protocollo. O meglio i protocolli. Molti spingono affinché se ne adotti uno solo, valido per tutti. Altri, ossia la serie A vogliono usare il loro, scrive “Il Messaggero”.

I punti su cui si discute di più sono 3: dove reperire i tamponi, come analizzarli e la responsabilità in caso di contagio. Sui primi due la Figc si è già messa al lavoro e sul tavolo ha diverse proposte. Sta studiando un modo per far sì che per ogni tampone fatto ne verranno lasciati 5 ai cittadini. Tra le proposte al vaglio c’è quella del Campus BioMedico. Il Policlinico Universitario ha trovato già un accordo con la Roma. Intesa che grazie al ceo giallorosso Guido Fienga è stata sottoposta anche all’attenzione della Federcalcio. L’idea è quella di usare questo schema per tutte le società di serie A.

“Quella della mancanza dei tamponi è una questione passata” ci spiega il direttore generale, Paolo Sormani. “Se parliamo di 1500 tamponi, parliamo di un quantitativo esiguo. Basti pensare che tra venerdì e sabato in Italia ne sono stati fatti 65 mila. Inoltre le regioni stanno promuovendo lo screening sierologico per campionare la popolazione”. Sì, ma resta la questione dei laboratori. “Il Campus ha una potenzialità di analisi di 500 tamponi al giorno. Oggi per avere la risposta del TCR real time ci vogliono circa 6 ore. Capite bene che, da un punto di vista epidemiologico, in tre giorni tutta la serie A avrebbe le risposte”. Non parliamo solo di test molecolari giusto? “Esatto perché la proposta che abbiamo fatto è quella di un check-up che prevede una visita internistica, analisi ematochimiche, due tamponi e due test sierologici per i calciatori e c’è anche un protocollo per lo staff tecnico”. E il Campus Bio-Medico è pronto ad analizzare tutte le squadre di serie A.

Sul terzo punto, quello della responsabilità, ha già risposto il prof. Zeppilli sottolineando che il rischio zero non esiste.

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