Peres, di Bruno non ce n’è più soltanto uno

Peres, di Bruno non ce n’è più soltanto uno

Il terzino: “Ho capito che per restare alla Roma dovevo cambiare atteggiamento e fare il professionista”

di Redazione, @forzaroma

C’è un detto in Brasile che suona più o meno così: “Os paulistas sabem viver, o resto do Brasil vive sem saber”. Tradotto: gli abitanti di San Paolo sanno vivere, il resto del Brasile vive senza saperlo. Bruno Peres, paulista doc, per troppo tempo ha fatto sua questa massima, coniata da uno scrittore carioca (dunque di Rio de Janeiro) degli anni ‘50, Roquette Pinto, scrive Stefano Carina su Il Messaggero.

A tal punto che la gioia di vivere, di divertirsi, lo ha portato spesso ad esagerare. A 30 anni, però, il laterale ha deciso di voltar pagina: “Ho capito che per restare alla Roma dovevo cambiare atteggiamento e fare il professionista“, le sue parole mercoledì sera dopo la doppietta alla Spal. E in effetti, quella avuta a gennaio, è stata una sorta di ultima possibilità.  Per molti il suo ritorno a Trigoria doveva essere soltanto di passaggio. Non per Petrachi, al quale va dato atto di aver convinto Fonseca a dargli una chance. Paulo, uomo intelligente e senza riserve, dà il suo ok. Per caratteristiche, gli ricorda Ismaily (benché il calciatore dello Shakhtar sia mancino) che il portoghese ha allenato in Ucraina. Il resto vien da sé. Due minuti nel finale contro il Genoa, 29 con il Bologna e poi titolare a sorpresa a Bergamo contro l’Atalanta. La prima, di 10 gare disputate da titolare, coronate mercoledì con due gol a Ferrara e dalla volontà/necessità di trovargli ora un posto nella lista Uefa.

 

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