Parnasi e i fondi a Lega e 5 Stelle: “Se vincono è fatta”

Parnasi e i fondi a Lega e 5 Stelle: “Se vincono è fatta”

Il costruttore: “Mi approveranno tutto”. Al Carroccio 200mila euro per le elezioni. L’intercettazione: “I grillini sono miei sodali, qui il governo lo sto facendo io”

di Redazione, @forzaroma

Una dote, di certo, a Luca Parnasi non mancava: il fiuto, anche in politica,come riporta Il Messaggero. E così già a gennaio scorso ipotizzava, e sperava in un’alleanza Lega-cinquestelle. Amico e finanziatore della prima e, come dice al telefono, “sodale” dei secondi. La rete dell’imprenditore, ora in carcere con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, copriva comunque l’intero arco costituzionale. Anche se i rapporti più forti erano con la Lega.

È gennaio, Parnasi è preoccupato per l’atteggiamento dei Cinquestelle, che devono sostenerlo fino alla fine dell’iter dello Stadio di Tor di Valle e per progetti futuri, ma sa che oramai si è accreditato: “Questi sono Cinquestelle, irresponsabili e se ne fregano, ora come andiamo alle elezioni? Noi in questo momento con i 5 Stelle abbiamo una forte credibilità, incontrerò anche la Lombardi e secondo me, se vuoi la previsione di Luca Parnasi? C’è un rischio altissimo che questi facciamo il Governo, magari con Matteo Salvini insieme, e quindi noi potremmo pure avere… incrociamo le dita, silenziosamente, senza sbandierarlo, un grande rapporto”.

Nell’ambiente leghista, Parnasi vanta anche un’amicizia stretta anche con Giancarlo Giorgetti, uomo forte della Lega. Il 16 maggio scorso, mentre il manager è a pranzo con monsignor Liberio Andreatta, antica amicizia di Parnasi paragonabile solo a quella con l’eurodeputato pd Goffredo Bettini, arriva l’amico comune, oggi sottosegretario. Di questo rapporto si vanta anche con Luca Lanzalone: “Se hai bisogno, tieni conto io parlo anche con Matteo direttamente, però, in questo momento Giancarlo”.

A maggio, proprio con Lanzalone si sfoga: “Con il lavoro che abbiamo fatto io e te avevamo fatto il Governo”, l’avvocato risponde di essere scocciato perché il governo sarebbe stato un’opportunità. “Manda un messaggio a Giancarlo (Giorgetti) che è qua”, ribatte l’imprenditore.

Nel registro degli indagati compare anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò. Nel giugno 2017 si offre di presentargli il ministro dello Sport, Luca Lotti. L’obiettivo, oltre al completamento dello stadio di Tor di Valle, sembra essere il progetto dell’impianto per il Milan. A marzo scorso, Malagò, “assicura di avere un ottimo rapporto coi vertici della squadra”, Parnasi risponde che “sicuramente troveranno un accordo quelli di Elliot e i cinesi, e che i tempi si stanno accelerando molto, tenuto conto che Sala vuole annunciare l’accordo entro il mese di giugno”. All’appuntamento “operativo”, Malagò chiede di portare il compagno della figlia, Gregorio, che viene effettivamente presentato a Parnasi. Il giovane è disponibile e, dopo una conversazione con Malagò sulla fattibilità del progetto Milan “sbloccando piazza d’Armi per San Siro”, invita il ragazzo nella sede della sua azienda, proponendogli di “passare lavorativamente a Roma”.

A febbraio partono le dazioni per i politici candidati ad ogni livello. Ad ognuno, spiega ai colleghi, saranno fatto una dazione tra i 4,5 e i 10mila euro, accompagnata da una telefonata. Nell’elenco cita Francesco Giro, Ciocchetti, Buonasorte, Polverini, Minnucci, Sbardella, Pirozzi. Ma tra le persone in cui entra in contatto ci sono persone di ogni schieramento, compreso il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. Chiaro è l’obiettivo: “Ho dimenticato qualcuno?Se c’avessimo tutto approvato, nessuno più a rompere i coglioni, potrei pure capito? Fare il fuggiasco”. E, ovviamente, i nuovi partiti: “Domani c’ho un altro meeting dei Cinque Stelle, perché pure ai Cinque Stelle gliel’ho dovuti dare eh”. E quindi ad un’amica confida: “Con sto mondo 5 stelle, ormai proprio sodali”

Come siano andate le cose per lo stadio lo racconta a verbale l’ex assessore all’Urbanistica Paolo Berdini, sentito dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dalla pm Barbara Zuin il 31 maggio. La prima domanda è descrivere il ruolo di Lanzalone nella vicenda «stadio». “E’ arrivato in Campidoglio all’inizio del 2017 con un suo staff. La prima volta che l’ho visto era stato invitato direttamente dal sindaco ed è arrivato con due persone…la posizione del Comune – e del Movimento – era all’epoca assolutamente contraria al progetto Stadio ed io la condividevo”.

Ma poi, dice Berdini, Lanzalone “Ha iniziato ad operare come fiduciario della sindaca, proprio nello stesso contesto, anche temporale, ho iniziato ad avvertire un cambiamento di atteggiamento da parte di sindaco e vicesindaco in relazione alla questione stadio”.

 

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