Non ci resta che Mancini

Non ci resta che Mancini

Il Ct crede e sostiene la sua gestione, sicuro di andare a dama e anche rapidamente

di Redazione, @forzaroma

Roberto Mancini, nonostante la Francia abbia certificato la crisi tecnica del calcio italiano, non vacilla quanto i suoi giocatori in campo, scrive Ugo Trani su Il Messaggero. Crede e sostiene la sua gestione, sicuro di andare a dama e anche rapidamente. “In un anno saremo come loro” la sua sfida che è anche il messaggio per far coraggio al gruppo ancora acerbo e per allontanare il pessimismo dopo il flop mondiale. Gli azzurri, debuttanti e non solo, devono arricchire il loro curriculum di minuti che pesano, quelli contro le big del pianeta.

L’ottimismo del ct contrasta con la situazione attuale. La Nazionale è all’anno zero. Balotelli, rientrato nel giro dopo 4 anni, può diventarne il trascinatore. Bonucci, da regista difensivo, è invece il leader che deve far crescere attorno a sè il gruppo. Da settembre c’è la Nations League che determinerà le teste di serie dei gironi per qualificarsi a Euro 2020. L’Italia rischia. Si deve piazzare tra le prime 10 (su 12: i gruppi sono 4 da 3) della Lega A. In difesa il più collaudato, mai come Bonucci, è Criscito e solo De Sciglio e Romagnoli sono già svezzati. Caldara muove i primi passi, Rugani fatica a decollare, Zappacosta va in altalena e D’Ambrosio è il terzino di scorta. Più avanti spazio a Conti e Calabria. E al senatore Chiellini. Florenzi resta il jolly che però Mancini preferisce a centrocampo. Dove i giovani, non mancano, ma hanno bisogno di crescere in campo. Con l’Italia e soprattutto nei club. L’unico esperto, con Florenzi, è Jorginho. Anche Bonaventura che, però, balla di ruolo: esterno offensivo o mezzala. Da riserva. Pellegrini è pronto, anche se ha solo 5 presenze (le ultime 3 dall’inizio), Cristante quasi: sono gli interni del futuro. E su cui è giusto insistere. Baselli si prepara al debutto domani contro l’Olanda. Mandragora, provato da interno contro la Francia, è da aspettare (classe 97). A parte Donnarumma (classe 99) che rimane in ballottaggio con Perin più che Sirigu, è il più giovane con Chiesa (97), esterno già affidabile per la tecnica e il carattere. Berardi, invece, è indietro per la discontinuità. Ha nel dna la giocata, spesso però se la tiene in tasca. Politano e Verdi sono da (ri)vedere per saperne di più. Belotti e Zaza hanno davanti Balotelli. Insigne è il titolare a sinistra. A Nizza è entrato da trequartista nel 4-2-3-1, in attesa di Verratti.

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