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Il Messaggero

Micki, la luce e poi l’eclissi: serve la svolta

Getty Images

Decisivo con Fonseca, ora fatica con Mou che lo ha mandato in panchina

Redazione

Lo scorso anno, in campionato, Mkhitaryan si sbloccò proprio a Genova, a novembre. Una tripletta da urlo, scrive Stefano Carina su Il Messaggero, che lanciò la Roma al quarto posto (a -3 dalla capolista Milan) dopo 7 gare. Alla dodicesima aveva preso per mano la squadra con 6 reti e 5 assist, diventando la stella polare di Fonseca. Dodici mesi dopo, al di là dello score (2 reti), la luce si è spenta. Partenza soft prima di eclissarsi dopo la sosta di ottobre. Da quel momento in poi ha collezionato quattro sostituzioni consecutive, di cui tre nell'intervallo (Cagliari, Milan e Bodo/Glimt), più la panchina di Venezia, restando a guardare Perez e Zalewski subentrare in corsa al suo posto. Doveva essere l'uomo in più di Mou, il mix di esperienza e classe per alzare il livello della squadra. Sinora non gli sta riuscendo.  I motivi sono molteplici. In primis c'è quello tattico: lo scorso anno l'armeno giocava più vicino alla porta, come seconda punta, sfruttando gli spazi che Dzeko gli apriva con i suoi movimenti. A questo si lega la questione atletica: nel 4-2-3-1 è costretto a coprire una porzione di campo molto più ampia che lo rende meno lucido in fase offensiva. Il problema è che nemmeno la virata sul 3-4-1-2 lo agevola. Perché lo Special One vicino a Abraham gli preferisce Shomurodov che garantisce quel lavoro sporco' che l'ex Dortmund non ha nelle corde. Se si aggiunge che il ruolo di trequartista è di Pellegrini, gli spazi si restringono.