Luis: “Senza paura”

di Redazione, @forzaroma

(Il Messaggero – M.Ferretti) – Luis Enrique Martinez Garcia, allenatore della Roma, e il secondo derby della sua avventura italiana. Dopo la sconfitta patita all’andata, oggi cerca la rivincita per alimentare le speranze della qualificazione alla Champions League.

«Dal mio primo giorno romano, so che il derby è una partita molto speciale che non vale solo tre punti. E questo ci dà stimoli per arrivarci nelle migliori condizioni». Può essere la partita della svolta per lei e per la Roma? «Non lo so. Io sono preoccupato solo di tutto quello che posso controllare, non di altro no. Stiamo preparando la partita al cento per cento per battere un avversario forte, che sta facendo un ottimo campionato. Spero che l’ambiente dell’Olimpico, che per tre quarti sarà giallorosso, sia un fattore in più per farci vincere la partita. La mia situazione? Quando vado per la strada, sento quasi tutte cose buone».

Strascichi del caso De Rossi, che ha avuto molto spazio sui giornali? «Ho la sana abitudine di non leggere i giornali, figuratevi se l’ho fatto in questa settimana. Quando sono arrivato a Roma, ho chiesto alla squadra determinati comportamenti in campo e fuori, e ora penso ancora la stessa cosa. È importante che la squadra sappia cosa fare in campo, ma anche quando sta insieme e ci stiamo preparando ad una partita. Ho un rapporto stretto con i calciatori ma non dobbiamo essere sempre d’accordo. Un calciatore ha sempre una mentalità individuale, l’allenatore pensa prima alla squadra, e deve essere così. È una coerenza figlia della convinzione nelle mie idee, una squadra si costruisce anche fuori dal campo».

Caso chiuso, quindi? «A me non piacciono le regole, ma quando sono arrivato ho detto due cose da rispettare. E nessuno mi ha detto di no. Per tanta gente può sembrare un dettaglio stupido, una cosa sbagliata, ma per fare della Roma una squadra campione sono importantissimi i dettagli».

A Bergamo si è vista una Roma psicologicamente fragile: ora è pronta per il derby? «Per il derby è prontissimo qualsiasi calciatore, anche uno infortunato. È una partita si gioca con il cuore, con la passione. Ecco perché è molto importante controllare la testa, e la squadra è prontissima. Mancano tredici partite alla fine e ancora la Roma può arrivare terza. O sesta, settima, è incredibile. Il derby può essere una svolta importante perché si gioca contro la Lazio che è una diretta concorrente per la Champions o la Uefa».

Sfida più importante per la Roma o per la Lazio? «Si vedrà alla fine del campionato per chi sarà stata più importante. Non faccio pensieri lontani: penso al derby e basta, a come possiamo fare male ad una squadra di alto livello, che è sempre stata terza o quarta».

Cosa vorrebbe vedere dai suoi giocatori? «Quello che hanno fatto vedere nelle ultime quattro partite casalinghe: Parma, Inter, Bologna e Cesena, due gol incassati e non so quanti fatti. Con l’aiuto del tifo, con la giusta mentalità, con attenzione. Un po’ quanto accaduto nel primo tempo del derby d’andata. La Roma farà la sua proposta di gioco, non so se la farà bene o male ma so di certo che la farà. E questo per me significa tanto».

Sarà decisiva la linea verde della Roma o l’esperienza della Lazio? «Non so dirlo, ma sono molto, molto fiducioso perché vedo un’atmosfera ottima per fare una bella partita. È un’opportunità unica per difendere la propria squadra: non esiste la paura, non deve esistere».

In caso di sconfitta, sarà fallimento totale? «I risultati decidono le sorti di un allenatore e alla fine mi prenderò le mie responsabilità. Ma se vinciamo il derby, saremo a quattro punti dalla Lazio e poi vedremo…».

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