L’irresistibile seduzione del dizionario spallettese

Chi legge la trascrizione di una sua conferenza-stampa, non ha mai bisogno di chiedere il nome del protagonista per avere conferma che si tratti proprio dell’uomo di Certaldo

di Redazione, @forzaroma

Se in panchina è bravo, Spalletti davanti ad un microfono è un vero fuoriclasse della comunicazione, come evidenzia Mimmo Ferretti su Il Messaggero.

Anche se (o forse perché) usa termini semplici, talvolta intrisi di melassa, ma sempre centrati. Efficaci. Quelli che, insomma, rendono l’idea. Inconfondibile, lo stile Spalletti. Non serve ascoltarlo per riconoscerlo, basta leggerlo. Parole, certo; tante parole ma anche tanti modi di dire.

Ogni singolo vocabolo una pennellata d’autore. Un esempio? «Il topino è sordo perché riporta le cose sbagliate. Ma siccome il dottore è bravo, e sta venendo qui, ha trovato la medicina per il topino: le supposte. Ci saranno le supposte per il topino sordo». Provate a pensarci: chi poteva inventarsi una frase così se non Lucio?

Quando a Trigoria ha mostrato ai cronisti l’ormai famosa clip con protagonista Salah, Spalletti prima di schiacciare play ha etichettato le immagini come «un comportamento pazzesco nella bellezza». Poi, terminata la proiezione, ha aggiunto: «Voi mi avete preso per il culo per anni sui comportamenti giusti, ecco questo è un comportamento giusto». Teatralità studiata a tavolino per catturare la massima attenzione.

I suoi interventi di fronte alla platea con il taccuino spianato sono diventati una sorta di must. I suoi poi, i suoi «quel gioco lì», «quella situazione lì» oppure «quello che poi deve essere» e «perché poi diventa fondamentale…» sono appuntamenti immancabili e, per certi versi, irrinunciabili. Applausi a scena aperta. Un poi o un lì non li nega a nessuno. E ancora: quel giocatore non sta bene? Ha un problemetto. Che rende l’idea meglio di una diagnosi di un professorone. Quel giocatore non va in campo o non ha gradito la sostituzione? Ebbene, «ha il visuccio perché sta in panchina». E se Roma ha difeso come voleva lui, il motivo è semplice: «gli siamo saltati addosso bene».

La palla sparata o la giocata di traverso fanno parte da anni del suo vocabolario mentre «Perotti quando gli dai palla sui piedi ha una corsa ondeggiante» è recentissima. Così come Keita che «ha fatto una pulizia eccezionale» oppure Salah che «ha questa velocità mischiata a tecnica che ti fa male».

Mister, dopo sette vittorie di fila si può sognare? «Dobbiamo andare avanti passettino dopo passettino, e con i passettini abbiamo migliorato, ma come si dice dalle mie parti occhio alle buche».Oggi come ieri, però, Lucio continua ad affrontare uomini e situazioni a petto in fuori, con orgoglio e appartenenza più o meno ruspante.  E, anche per questo, la gente lo adora.

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