Lippi: “Mi manca tanto Totti”

“Totti non si sostituisce. È mancato tantissimo all’allenatore e ai compagni. E a tutti noi che ne apprezziamo le qualità da anni. Il suo rientro sarà decisivo”

di Redazione, @forzaroma

«Torno presto. Il campo mi manca e a farmi tornare la voglia è stato il nostro campionato. Incerto e divertente, con cinque squadre in corsa per lo scudetto». Marcello Lippi, al telefono da Santo Domingo, ha passato il Natale a Roma.

«Quando ho lasciato la Cina ero convinto che il calcio mi avesse stancato. Invece era solo la lontananza. Dai miei affetti e dal mio Paese. Appena ho visto qualche partita alla tv, ho capito che dovevo ricominciare. Magari anche in un club».

Anche se non ha firmato per nessun club, è stato il candidato di lusso di fine 2015: la Roma, la Lazio, il Milan e qualche offerta dall’estero. Quanto si è sentito coinvolto nello stravagante derby della capitale?
«Io posso solo essere felice quando vengo accostato a grandi società. Italiane come spagnole, inglesi e anche turche… Non voglio scendere nei particolari, perché non mi sembra corretto. Comunque sia la Roma che la Lazio, proprio nell’ultimo turno, hanno vinto. Sono stati due successi utilissimi. Per mettere le cose a posto».

Valutazione su Juventus e Roma?
«Ma quando mai. Innanzitutto sono tutt’e due agli ottavi di Champions. La Juve si è ripresa alla grande dopo la rivoluzione estiva e qualche imprevisto iniziale. Pure la Roma sta meglio: si era fermata per colpa degli infortuni. Ha, insomma, pagato le assenze. Una in particolare».

Il suo riferimento è scontato.
«Certo. Perché Totti non si sostituisce. È mancato tantissimo all’allenatore e ai compagni. E a tutti noi che ne apprezziamo le qualità da anni. Il suo rientro sarà decisivo».

Dietro ai big Ancelotti e Ranieri, vede la crescita di qualche giovane?
«Di Francesco si sta confermando con il Sassuolo. Che ha fatto bene a richiamarlo. Mi piace il suo calcio e come coinvolge i giocatori».

Conte lascerà la Nazionale: vuole fare l’allenatore. Che ne pensa?
«So come interpretava da giocatore il lavoro quotidiano. Senza pause. Professionista e combattente».

(U. Trani)

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