L’evoluzione del jolly per intuito e necessità

La strepitosa prova di Napoli ha confermato che Florenzi rende al top se non deve fare (solo) il terzino

di Redazione, @forzaroma

Il Bello di Nonna non è mai stato, non è e non sarà mai un terzino di stampo classico. È il nuovo Dani Alves, ricordate il tormentone intonato sulla Laurentina? Ma perché, scusate, Dani Alves fa il terzino? Quando mai… Però ha fatto comodo ripeterlo fino allo sfinimento che Florenzi lì ci stava bene, salvo metterlo da tutt’altra parte con l’arrivo di Bruno Peres… Non è bastato che Luciano Spalletti nelle sue convocazioni lo infilasse sistematicamente nella categoria dei centrocampisti: non è bastato vederlo andare in affanno da esterno basso a destra anche contro avversari realmente modesti: c’è stato bisogno della strepitosa prestazione di Napoli per capire dove deve giocare. Difesa a tre, Ale un po’ quarto terzino e un po’ (tanto…) centrocampista: morale della favola, applausi a scena aperta. Per lui e per la Roma.

Basta co sta storia del jolly, scrive Mimmo Ferretti sulle pagine de “Il Messaggero”. Non gli rende onore. Basta col Florenzi che dove lo metti sta bene. Se uno fa alla grande il portiere, non deve giocare in attacco. E se uno non fa benissimo l’esterno basso, non deve fare l’esterno basso. Meglio impiegarlo dove rende al massimo, e Spalletti, un pò per necessità e un pò per intuito, a Napoli l’ha capito. Ricevendo in cambio un rendimento spettacolarmente corposo.

(M. Ferretti)

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