La storia di un acronimo popolare: ecco come e quando nacque DDR

La storia di un acronimo popolare: ecco come e quando nacque DDR

Dicembre 2007, Daniele De Rossi diventa per comodità giornalistica un acronimo di tre lettere

di Redazione, @forzaroma

L’idea, subito trasformata in pratica, di usare l’acronimo DDR per scrivere sul giornale di Daniele De Rossi risale al dicembre del 2007, scrive Mimmo Ferretti su Il Messaggero.

La storia è semplice: come era già capitato per altri personaggi dal cognome un po’ complicato da ficcare in un pezzo e, soprattutto, in un titolo (ricordate Dibba? Liddas? AC Zago?), cercammo – trovandola appunto del dicembre del 2007 – una soluzione che immediatamente rendesse l’idea.

Ecco, DDR nacque così, e l’acronimo ebbe il suo battesimo sulle colonne de Il Messaggero il 12 dicembre del 2007. Poche ore prima di una partita di Champions League della Roma di Luciano Spalletti all’Olimpico contro il Manchester United di sir Alex Ferguson.

Il pezzo su De Rossi era legato al gol che Daniele aveva realizzato nell’aprile dello stesso anno all’Old Trafford la sera dell’umiliante sconfitta per 7-1. Scrivemmo che la partita che si sarebbe giocata quella sera rappresentava per lui l’occasione per segnarne uno vero, dopo quello tanto bello (anzi, bellissimo) quanto inutile di otto mesi prima (bersaglio non centrato, però: 1-1, reti di Piquè per i Red Devils e pareggio di Mancini). Non a caso, perciò, il titolo recitava Orgoglio DDR proprio per testimoniare la voglia del numero 16 giallorosso di vendicare quella prodezza che non era servita a nulla. E, allora, via libera all’acronimo diventato molto popolare e anche molto usato, talvolta anche abusato.

Domani sera, De Rossi giocherà la sua ultima partita con la maglia della Roma ma, potete esserne certi, DDR continuerà a campeggiare per anni e anni sui titoli dei giornali. Perché sarà impossibile, oltre che ingiusto, cancellare la storia della Roma. Chi l’ha scritta di suo pugno, onorando la maglia e donando tutto se stesso per la causa. Ecco perché, oggi, la gente piange il suo addio. Lacrime di rabbia, però.

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