La Roma in ginocchio

La Roma in ginocchio

Dal cambio di proprietà all’involuzione di risultati e gioco. viaggio al centro della crisi di una squadra piena di equivoci

di Redazione, @forzaroma

Il giorno dopo è anche peggio, scrive Alessandro Angeloni su Il Messaggero: l’Atalanta scappa a più tre dalla Roma e sabato c’è lo scontro diretto a Bergamo.

Da inizio 2020 nella Roma si è frantumato quanto di buono s’era visto prima di Natale.

La squadra ha perso certezze, gioco, brillantezza fisica e sopratutto, punti. E le responsabilità non sono solo da una parte.  La squadra è con il tecnico, tant’è che era stato chiesto a Petrachi di non affacciarsi nello spogliatoio durante le partite. Fienga ha ribadito al gruppo che non ci sono alibi e che basta una vittoria a Bergamo per invertire la rotta.

Il futuro va ricostruito su altri presupposti e il mancato ingresso in Champions sarebbe un bell’intoppo, specie Dan Friedkin.

Jim Pallotta era assente prima, lo è ancor di più ora che sta mollando la presa. La società si trova a gestire questa fase senza grosse disponibilità economiche e senza riferimenti. La squadra perde i pezzi (tra chi decide di andarsene e chi si infortuna) e non vengono sostituiti come si dovrebbe (riciclato Peres, presi Perez e Jbanez e Villar). La squadra è indebolita e pure Petrachi finisce in discussione: per il mercato, per i contratti firmati e non, per certe uscite, non solo pubbliche, poco gradite. E sopra c’è una nuova proprietà che sta ipotizzando di ripartire con alcune nuove figura apicali.

Siamo alle solite, la colpa rischia di essere attribuita solo dell’allenatore, non pensando che in questi nove anni Usa ne sono stati cambiati otto. Oggi la squadra, dice Fonseca, ha paura. Ma paura di cosa? Possibile che ogni anno si torni a parlare di questioni mentali? Si è tremendamente abbassato il livello tecnico, è evidente. Basti pensare a chi era in rosa due anni e mezzo fa e chi c’è ora. Questa è una Roma modesta e per non sembrarlo deve girare tutto alla perfezione. Se non stanno al massimo i leader, Kolarov, Mancini, Smalling, Dzeko, tutto crolla. E il futuro è tutto da riscrivere. Dall’anno zero all’anno zero. E si ricomincia. All’infinito.

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