Kjaer gioca per il futuro

di Redazione, @forzaroma

(Il Messaggero-M.Ferretti) C’è chi dalle parti di Trigoria sostiene: il problema di Simon Kjaer non è tanto essere (attualmente) un difensore alla (ri)ricerca di se stesso, scarico psicologicamente e con evidenti impacci sul piano tecnico e tattico

quanto il suo essere biondo, alto un metro e novanta e quindi più riconoscibile, identificabile di un collega alto il giusto e scuro di capelli. (…) E non solo all’interno della tifoseria: anche tra i dirigenti di Trigoria si parla molto dell’ex Palermo, perché ci sono in ballo sette milioni di euro da cacciare o da risparmiare legati al suo cartellino.

Kjaer è alla Roma in prestito oneroso (3 milioni) dal Wolfsburg e se il ds Walter Sabatini vorrà acquistarlo a titolo definitivo dovrà versare nelle casse tedesche quegli altri sette milioni. Visto il rendimento dei mesi passati, Kjaer oggi non sembra un difensore che vale 10 milioni di euro ma la Roma, in estate, farà di tutto per non sprecare quei 3 milioni già spesi. Con il Wolfsburg non sarà una trattativa facile, ma è impensabile che la Roma rispedisca al mittente un giocatore noleggiato per dodici mesi in cambio di 3 milioni. Ecco perché nelle ultime ore sta prendendo corpo l’ipotesi di un rinnovo del prestito.

Viste le premesse, Kjaer ha un solo modo per convincere la Roma a puntare con fiducia e forza ancora su di lui e per costringere Sabatini ad acquistarlo dal Wolfsburg: giocare alla grandissima le dodici partite finali di campionato. Perché con Burdisso e Juan fuori causa, toccherà a lui puntellare il centro della difesa. Già a partire da sabato a Palermo, dove viene ricordato come un (futuro) campione. Rino Foschi, ex ds rosanero, oggi al Padova, l’uomo che lo portò in Sicilia, non ha dubbi: «Simon è un grande giocatore che sta attraversando un brutto momento. Ha qualità immense, ma il sistema di gioco di Luis Enrique non lo facilita». Non sbaglia, Foschi, quando tira in ballo l’aspetto tattico delle difficoltà palesate da Kjaer: è vero, del resto, che il danese ha dimostrato di trovarsi in grossa difficoltà quando/se chiamato a doversi confrontare unocontrouno con l’avversario (situazione che si verifica spessissimo nella Roma) o se/quando deve essere lui ad iniziare l’azione offensiva della squadra giallorossa. Se la Roma giocasse un calcio più classico, più tradizionale con i due centrali più bassi e più protetti sia lateralmente che centralmente, Simon avrebbe un rendimento diverso, superiore. Non c’è la controprova, certo, ma il passato in rosanero del difensore lo sta indirettamente a confermare.

Al di là di tutto, Kjaer – come detto – a partire da sabato avrà a disposizione dodici partite per dimostrare, a Luis Enrique e ai dirigenti giallorossi, di essere un giocatore da Roma. Finora, eccezion fatta per un paio di circostanze (partita di Milano contro l’Inter in primis), ha sbagliato anche l’impossibile, rimediando figuracce a ripetizione e facendole fare alla Roma. Ha cambiato quasi sempre partner, ha collezionato dieci presenze, ha giocato sia al fianco di Burdisso (2 volte) che di Heinze (5) e ovviamente anche di Juan (3): difficile dire con chi si sia trovato meglio o chi con lui al fianco abbia giocato con minor apprensione. Da sabato farà coppia con Heinze, come accaduto già cinque volte, tre dal primo minuto (Parma-Roma 0-1, Lazio-Roma 2-1 e Roma-Lecce 2-1), e due da subentrante (Roma-Cesena 5-1 e Siena-Roma 1-0). I numeri, stavolta, dicono poco o niente sull’affidabilità della coppia: a Palermo ci sarà innanzi tutto bisogno di una grossa prestazione singola per arrivare ad una prestazione di squadra. È arrivato, insomma, il momento della verità: Kjaer lo sa e sa anche che c’è tempo per poter cancellare le cose brutte del passato e per conquistare, anche se biondo e alto uno e novanta, un futuro tinto di giallo e rosso.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy