Il governo: “Ora stadi chiusi”. E Salvini dialoga con le curve

Il governo: “Ora stadi chiusi”. E Salvini dialoga con le curve

L’annuncio del ministro dell’Interno è netto e arriva via social: “Non si può morire per andare a vedere una partita di pallone”

di Redazione, @forzaroma

Linea dura e dialogo. Misure severe per incrementare la sicurezza e rieducazione delle tifoserie, come riporta Il Messaggero. Controlli e prevenzione per evitare guerriglie fuori dagli stadi. Dopo gli scontri di Milano che hanno fatto da cornice alla partita Inter-Napoli, costati la vita a un ultrà del Varese, l’annuncio del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è netto e arriva via social: a inizio anno convocherà i club di serie A e B e i responsabili dei tifosi di tutta Italia, per “vedere di fare quello che non sono riusciti a fare altri”, perché «non si può morire per andare a vedere una partita di pallone», scrive su Twitter. E lo ripete anche in diretta a Pesaro, dove ha partecipato al comitato dell’ordine e della sicurezza.

Poco dopo, interviene il sottosegretario con delega allo Sport, Giancarlo Giorgetti. Chiede “un’inversione di rotta”, la chiusura delle curve e degli stadi come alternativa alla sospensione delle gare che provocherebbe “problemi di evacuazione degli stadi”, e fa una proposta: “Le partite a rischio, indipendentemente dalle esigenze tv” vengano giocate “a mezzogiorno e non alla sera, come avviene in Gran Bretagna”.

L’obiettivo di Salvini è rieducare gli ultrà coinvolgendo i vertici – “perché il calcio torni ad essere un momento di divertimento e non di violenza”, dice – visto che proprio la tifoseria organizzata riveste un ruolo fondamentale per la gestione della sicurezza all’interno degli stadi.

I dettagli diffusi nel report dell’Osservatorio sono allarmanti: “Si registra una pericolosa ripresa di condotte delinquenziali o incivili lungo le vie di trasporto, specie stradali”, come avviene da anni in altri Paesi europei. Tra il 2017 e il 2018 si sono registrati 120 scontri su strada – l’anno precedente erano 93 -. In 65 casi – 20 in più rispetto al 2016-2017 – i protagonisti di risse e tafferugli erano ultrà della serie A.

All’interno delle strutture sportive, invece, la situazione emersa nei primi 4 mesi della stagione – dal primo luglio al 30 ottobre – è di tendenza opposta: diminuite le partite in cui si sono registrate lesioni (da 32 si è passati a 14 casi), in calo i feriti tra i civili (da 26 a 13), tra le forze dell’ordine (da 33 a 16) e tra gli steward (da 4 a 0). Lo scorso anno, invece, il numero degli incontri con feriti e dei casi di lesioni a esponenti delle forze dell’ordine era salito, passando rispettivamente da 52 a 63 casi, e da 46 a 58.

 

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