Il gioco di Montella

di Redazione, @forzaroma

(Il Messaggero – M.Ferretti) Antonino Pulvirenti, presidente del Catania, continua a tenerlo bloccato («Da qui non si muove», ha ribadito anche ieri)

ma la firma di Vincenzo Montella con la Roma dovrebbe arrivare nel giro di pochi giorni. In attesa dell’ufficializzazione dell’accordo, proviamo a spiegare come giocherà la (seconda) Roma dell’Aeroplanino. L’allenatore di Castello di Cisterna predilige, da sempre, il 4-3-3, cioè lo stesso modulo che – di fatto – è stato utilizzato da Luis Enrique, ma i due sistemi di gioco pur essendo nei numeri uguali sono molto diversi nella sostanza. Perché esistono molti 4-3-3: c’è, ad esempio, quello purissimo in verticale di Zdenek Zeman, quello a sviluppo orizzontale del Barcellona targato Pep Guardiola e quello con il trequartista di Luis Enrique.

Il 4-3-3 di Montella (che nella sua esperienza a Catania ha proposto in alcune occasioni anche il 3-5-2) parte da un’accurata fase difensiva: quattro uomini in linea davanti al portiere, con i due centrali in stile armadio e i due esterni pronti, a seconda di dove si sviluppa l’azione avversaria, a fare la diagonale interna diventando così il terzo centrale. In fase di possesso palla, uno dei due esterni rimane bloccato dietro in modo che la linea difensiva sia composta sempre almeno da tre elementi per evitare che la squadra, in caso di perdita di pallone, sia facile ostaggio dei contropiedei avversari. Rispetto al modulo di Luis, insomma, cambia completamente in fase di possesso palla il lavoro dei due esterni, che con l’asturiano sono proiettati costantemente all’attacco e quasi sempre posizionati nella metà campo avversaria

. E con Luis il terzo difensore centrale non è mai uno dei due esterni ma il centrocampista centrale, tipo De Rossi, e mai uno tipo Rosi o Josè Angel. La posizione dei due esterni di difesa chiama direttamente in causa i due attaccanti laterali: Montella li vuole rapidi, abilissimi nell’uno contro uno, cioè in grado di saltare l’uomo per offrire la palla-gol. Difficilmente, di conseguenza, l’intermedio di centrocampo va a fare la sovrapposizione sull’attaccante esterno.

Traduzione: l’attacco è più affidato ai giocatori che al gioco. Un’altra differenza tra il calcio di Luis e quello di Montella va rintracciata nella posizione (e nelle caratteristiche) dell’attaccante centrale, vertice alle spalle (trequartista, di fatto) delle due punte esterne con l’asturiano, vertice (centravanti puro) davanti alle due punte esterne con l’Aeroplanino. Un riferimento centrale che sia qualitativamente in linea con gli attaccanti esterni, quindi molto abile tecnicamente. I due attaccanti esterni in fase di non possesso devono partecipare attivamente alla fase difensiva, andando a completare il 4-5-1. A centrocampo Montella vuole un centrale di qualità e due intermedi di qualità/quantità.

A Catania ha spostato un trequartista, Lodi, nel ruolo di centrale, un po’ quanto fatto da Zeman a Pescara con Verratti. Senza dimenticare che lo scorso anno sulla panchina della Roma, Vincenzo aveva affidato le chiavi del centrocampo ad un altro ex trequartista, Pizarro. Lui in quel ruolo vuole un elemento di spiccata tecnica, uno in grado di far partire o ripartire l’azione in tempi rapidissimi e, preferibilmente, palla a terra.

 

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