Il duo Pallotta-Monchi non programma vittorie

Il progetto non è tecnico ma solo economico. Il mercato di gennaio lo conferma. Il nuovo Ds si è adeguato alle indicazioni da Boston anticipando i tempi

di Redazione, @forzaroma

L’obiettivo più complicato è stato raggiunto all’inizio del 2018: rovinare la stagione più entusiasmante dell’éra Usa, scrive Ugo Trani su Il Messaggero. Sembra che Pallotta e i suoi collaboratori abbiano preso la mira per non far cilecca. Di Francesco, non la prima scelta per la panchina, ha avuto il merito di riportare l’entusiasmo tra la gente che dal 2011, cioè dall’insediamento degli americani a Trigoria, è evaporato e non solo per la mancanza di successi (in primavera si festeggia il decennale).

Il presidente a Boston, il vuoto di potere a Trigoria, il via vai di dirigenti e tecnici: è venuto meno, in questi anni, il senso di appartenenza, anche perché prima è stato messo alla porta Conti e a seguire è stato accompagnato in tribuna Totti. Simboli del club in Italia, all’estero e soprattutto qui, nella Capitale. Eppure, come d’incanto, sei mesi fa la situazione si è sistemata, nonostante la squadra del 2° posto e del record di punti non ci fosse più (3 titolari e mezzo in meno). È bastato poco. Totti ha accettato di fare il dirigente e si è subito seduto sul pullman accanto al nuovo allenatore. E Conti è tornato ad essere coinvolto nella struttura del settore giovanile, con la possibilità di riprenderne il comando a fine stagione. Poche mosse e nemmeno costose, ma finalmente da romanisti.

In poche settimane, però, è stato certificato l’ennesimo ribaltone. E il clima è tornato pesante. Addirittura peggiore di prima. La Sud ha contestato la società, scegliendo Pallotta e Baldissoni come principali responsabili del nuovo flop. Prima del match contro la Sampdoria ha applaudito Di Francesco, dopo l’ha risparmiato: la gente ha capito che prendersela con l’allenatore significa solo concedere alibi alla dirigenza.

Pallotta quest’anno è andato oltre, invitando Monchi ad anticipare le plusvalenze. In inverno, senza aspettare l’estate. E senza pensare al lavoro di Di Francesco, alla doppia sfida contro lo Shakhtar (ottavi di Champions) e al 4° posto vitale per chi usa gli introiti dell’Uefa per sopravvivere. Il ds si è adeguato, senza fare una piega. L’allenatore pure.

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