Il calcio in crisi taglia li stipendi

Il calcio in crisi taglia li stipendi

L’ipotesi lanciata dai club prende forma: riduzioni dal 15 al 30% in base agli ingaggi lordi Il presidente Figc Gravina: “Non può essere un tabù”, Tommasi (Aic): “Vedremo cosa fare”

di Redazione, @forzaroma

Il sistema calcio e più nello specifico la serie A rischiano il collasso economico schiacciati dai costi dei giocatori (la prima spesa del bilancio) e appesi all’ancora di salvezza dei diritti tv, scrive Emiliano Bernardini su Il Messaggero.

Già, ma anche quelli rischiano di saltare. I broadcaster potrebbero decurtare l’ultima rata pari a 340 milioni. Un buco troppo grande da colmare. Soprattutto perché la gran parte dei club anticipa gli incassi sui diritti tv per pagare le spese correnti. Inoltre vanno aggiunti i mancati introiti da diritti internazionali (100 milioni), da sponsorship (30milioni) e infine dal botteghino (70 milioni).

Il rischio fallimento è altissimo. Da giorni se ne parla: una delle soluzione prevede il taglio degli stipendi. E’ già stato istituito un tavolo con l’Assocalciatori e se n’è cominciato a parlare. Ieri lo stesso presidente Gravina lo ha ribadito: “Il taglio ingaggi non deve essere un tabù in un momento di emergenza. Siamo chiamati a un gesto di grande responsabilità, dobbiamo dare contenuto a quel contenitore chiamato solidarietà“.

Anche Ulivieri, presidente degli allenatori è disposto a parlarne così come Tommasi rappresentate dei calciatori: “Vedremo cosa fare“. Chiaro che un secco no, in un momento di profonda emergenza e crisi, sarebbe un autogol spaventoso agli occhi dell’opinione pubblica.

Di sicuro sarà riservata a giocatori e allenatori e non a tutti gli impiegati di secondo e terzo livello come ad esempio massaggiatori, fisioterapisti e magazzinieri. Normale poi che si voglia anche tutelare tutti quei calciatori che non hanno stipendi milionari e militano nelle serie minori (la media stipendi in Lega Pro è di 2500 euro). Ecco perché si pensa a delle aliquote.

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