Florenzi, viaggio in Europa a caccia dell’identità perduta

Florenzi, viaggio in Europa a caccia dell’identità perduta

Il capitano non solo non è più titolare ma nemmeno seconda scelta

di Redazione, @forzaroma

Ritorno al passato. E per una volta, le sensazioni sono poco piacevoli, scrive Stefano Carina su Il Messaggero. Perché quattro panchine consecutive possono essere nulla, se sei convinto che prima o poi tornerai padrone del tuo ruolo. Ma anche il prologo di una crisi, se il tecnico nella posizione che ormai senti tua (“Mi sento terzino“, 1 ottobre 2018) con l’infortunio di Zappacosta ti preferisce sia Spinazzola (acquistato inizialmente per giocare a sinistra), Santon (a Udine) o Cetin, di professione centrale, con tanto di motivazione: «Mi serviva difendere bene» (post-gara con il Milan, 27 ottobre). Tradotto: non solo non più titolare ma nemmeno seconda scelta.

Florenzi sembra quasi costretto a riavvolgere il nastro. E tornare così ai primi periodi in giallorosso quando poteva/doveva far tutto ma non era specialista in nulla. Terzino, interno in mediana, alto a destra o a sinistra nel tridente, che fosse 4-3-3 o 4-2-3-1, Alessandro pur di giocare rispondeva sempre presente.

Singolare che questo boomerang arrivi nella stagione nella quale è diventato capitano. E in quella dove ha ottenuto, dopo un periodo difficile, l’apporto della Curva Sud, lo scorso 25 agosto. Il Monchengladbach per Florenzi potrebbe rappresentare uno spartiacque. Sia nella prestazione che nel ruolo. La domanda è d’obbligo: dove lo vede Fonseca?

Domani Alessandro avrebbe qualcosa da farsi perdonare. Nell’1-1 dell’Olimpico, prima dell’abbaglio di Collum, quella palla a tu per tu con Sommer, grida vendetta. Chissà, vedendo i compagni giocare, quante volte ci ha pensato? Ora, ha l’occasione per voltare pagina. 

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