ElSha, l’impresa di essere normale

ElSha, l’impresa di essere normale

Discreto, timido, educato piace ai bambini e meno ai grandi Stephan non è un bomber, ma è decisivo con assist e giocate

di Redazione, @forzaroma

La faccia pulita, acqua e sapone (neutro), l’assenza di tatuaggi sul corpo, la discrezione negli abiti, l’educazione, quel saper parlare correttamente la lingua italiana; e poi in campo, la tecnica da giocoliere applicata al gioco del calcio, l’essere decisivo nelle partite spesso e volentieri attraverso gol (otto fino a ora in campionato) o assist (quattro). Questo è Stephan El Shaarawy fuori dal campo e dentro: un calciatore forte, ma poco reclamizzato, scrive Alessandro Angeloni su Il Messaggero.

Lo adorano i bambini, lo snobbano i grandi. E’ il destino di un ragazzo nato fenomeno e cresciuto con l’etichetta di quello che “va aspettato” perché “poco continuo”. ElSha è solamente normale. Normalmente bravo. E alla Roma è utilissimo.

Non è un bomber, nella sua carriera solo una volta, ai tempi del Milan (stagione 2012/2013, 16 reti) è andato in doppia cifra in campionato, nella Roma al massimo è arrivato a otto, quest’anno può superare se stesso. Non è un contropiedista: gli piace aspettare la palla e non andare in profondità, ma sta migliorando. Non è un leader, della sua vita privata (giustamente) si sa poco. Parlare a voce bassa non dà grossi risultati, meglio urlare.

Quindi basta con “aspettare ElSha”. Quello che sa fare ha dimostrato di saperlo fare. Nel tempo si è consolidato come un titolare della Roma, Di Francesco lo ha definito il suo esterno ideale. Ha un piede di velluto: a Frosinone è stato decisivo pur senza fare gol, ma mettendo a segno un assist vero (per Dzeko) e uno a metà (per Pellegrini). Sempre nel vivo del gioco, dopo il periodo di inattività per infortunio è stato spesso determinante, con un assist, con uno scatto o con un gol.

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