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Approcciarsi a Dybala e fare dei discorsi del tipo, ora o mai più, fa sorridere. Parliamo dopo tutto di un ragazzo di 32 anni, un signore che ha vinto in carriera un mondiale, 5 scudetti, 4 coppe Italia, 3 Supercoppe, rincorre quota 200 gol in carriera nei club (è a 198) e ancora oggi, quando il fisico lo supporta, è (almeno) sul podio dei calciatori più forti del nostro campionato, scrive Stefano Carina su Il Messaggero. Il problema è che c'è sempre qualcosa che non va: lo scorso anno una lacerazione tendinea lo ha costretto ad un intervento chirurgico. In questa stagione prima un infortunio alla coscia, poi al bicipite femorale e ora un'infiammazione tendinea al ginocchio gli hanno fatto saltare le gare con l'Udinese, il Cagliari, il Napoli e la Cremonese, fermo restando che pur sedendo in panchina era a mezzo servizio sia contro la Juve che a gennaio in Europa League ad Atene. Senza perdersi in giri di parole, l'avventura con la Roma è al crepuscolo: ad oggi non ci sono stati contatti per il rinnovo e anche i più affezionati a Paulo, se ne stanno facendo una ragione. Tra questi c'è Gasp che in tempi non sospetti ha preso posizione: "Quando sta bene gioca, nessuno ha la sua qualità". Il problema appunto è il "quando". Paulo è tornato in gruppo la scorsa settimana. E a Genova, nonostante ieri gli sia stato concesso un permesso per la nascita della figlia, deve battere un colpo. Perché nella vita ci si può lasciare in mille maniere. Stava accadendo nel modo più traumatico un paio di anni fa. Curiosità vuole che all'epoca l'allenatore della Roma fosse De Rossi, prossimo avversario domenica, che posto davanti ad un programma del club volto ad abbassare i costi e l'età del gruppo, aveva preso una scelta dolorosissima, conoscendo la stima che Daniele ha per l'argentino.
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