Dai comportamenti agli atteggiamenti: la soluzione dei problemi cambia nome

Parole che in campo si traducono in applicazione tattica, concentrazione, morale

di Redazione, @forzaroma

Un motivatore-valorizzatore per Schick, uno psicologo (ma forse basta un semplice calmante) per Dzeko, un medico-fisioterapista per Pastore, che è ko per la terza volta. Non basta l’allenatore, serve sempre altro, scrive Alessandro Angeloni su Il Messaggero.

I problemi sono altri. Gli atteggiamenti, li chiama Di Francesco; comportamenti, invece, Spalletti. Una parola che ne contiene tante. In campo – e tralasciamo la questione infortunati/acciaccati – si traduce in applicazione tattica, concentrazione, morale.

Un esempio, e torniamo a Pastore: la palla si può perdere, ma poi l’avversario va rincorso, anche se hai i piedi delicati o il tacco del Signore. Altri esempi, i chiacchieroni. Quelli, ad esempio, che fanno la voce grossa, quelli che se non gioco me ne vado, quelli che mandano avanti i procuratori, i super manager, i motivatori.

A Trigoria – l’allenatore in primis – provano a combatterli, ma non sempre ne escono vincitori. Stasera c’è bisogno di fatti, da chi fino a ora ha parlato, esagerando. Dzeko deve ritrovare la serenità, quella che gli faceva apparire il sole a Roma anche quando c’erano le nuvole. Oggi è il contrario. E la Roma perde punti, perché alla Roma servono i suoi gol.  Per vincere non c’è bisogno del mental coach, di un medico personale, di un educatore. Sì certo, tutto può aiutare, ma in teoria in un gruppo – se sano – basta un allenatore e remare insieme verso la stessa direzione, seguendo le regole, appunto, di comportamento. Stasera c’è un grande appuntamento, una grande occasione.  Chi vuole partecipare si accomodi, tanti saluti a gli altri.

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