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Getty Images
Se il calcio italiano si sta trasformando sempre più in una farsa stile wrestling la responsabilità non è solo degli errori degli arbitri ma anche di calciatori, tecnici e dirigenti. Un passo in avanti verso la trasparenza i direttori di gara lo hanno fatto, parlando a Open Var di loro stessi. Domani, ad esempio, verrà ammesso l’errore nell’aver assegnato il calcio di rigore al Napoli per il fallo di Cornet del Genoa su Vergara al 92’. L’arbitro Massa lo giudica, correttamente, non punibile poi viene richiamato all’ofr da Di Bello e cambia opinione valutando il contatto come uno step on foot, scrive Gianluca Lengua su Il Messaggero. Così non è: il contatto è leggerissimo e il calciatore enfatizza la caduta. L’episodio non configura un chiaro ed evidente errore dell’arbitro e, di conseguenza, non sussistono i presupposti per l’ofr.Ci sono alcune cose da modificare, come ad esempio la deviazione sul colpo di mano o definire meglio il concetto di immediatezza. Ma ciò che fa davvero la differenza è l’interpretazione del regolamento. Con l’avvento del Var, gli arbitri si sono dati l’obiettivo di essere il più coerenti possibili, ma resta il grande punto interrogativo sul come utilizzare lo strumento affinché non crei divisioni e venga accettato da tutti. Il 15 gennaio scorso c’è stato un incontro Figc, Lega A e Can per rafforzare spirito di collaborazione tra società e direttori di gara. Ma sembra non abbia ottenuto i risultati attesi.
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