Chat segrete e sale riservate: così depistavano le indagini

Chat segrete e sale riservate: così depistavano le indagini

De Vito avrebbe sfruttato il suo ruolo in Campidoglio per agevolare Luca Parnasi, i fratelli Toti e Giuseppe Statuto

di Redazione, @forzaroma

Una società-cassaforte dove accumulare le tangenti, utilizzata per schermare operazioni illecite, come riporta Il Messaggero. Le mazzette fatte passare come incarichi professionali, conferiti a prestanome. E ancora: le telefonate sempre più rare e in codice, gli incontri clandestini in una concessionaria a viale di Tor di Quinto o nelle salette riservate di due locali nel quartiere Prati, il bar Vanni e il ristorante Il Matriciano.

Nelle carte dell’inchiesta che ha portato all’arresto per corruzione del presidente del Consiglio comunale Marcello De Vito e del suo socio, l’avvocato Camillo Mezzacapo, i carabinieri del Nucleo investigativo ricostruiscono le strategie adottate dagli indagati per portare avanti affari opachi senza dare troppo nell’occhio. I due sono accusati di avere ricevuto tangenti da quattro imprenditori: Luca Parnasi, i fratelli Claudio e Pierluigi Toti e Giuseppe Statuto. In cambio, De Vito avrebbe sfruttato il suo ruolo in Campidoglio per agevolarli.

Quando Parnasi finisce in carcere per il giro di tangenti legato alla realizzazione del Nuovo stadio della Roma – anche De Vito è accusato di avere incassato mazzette e di averlo aiutato – il politico e l’avvocato prendono precauzioni. Continuano a chiudere affari illeciti, ma cercano di mantenere un profilo più basso. Per prima cosa, dirottano le tangenti incassate sui conti della società Mdl, riconducibile a entrambi, ma non collegata direttamente a De Vito. Le tangenti diventano consulenze fittizie intestate sempre più spesso a prestanome. Poi, i due iniziano a limitare le conversazioni telefoniche.

Un evento è emblematico. Il 2 febbraio scorso De Vito e Mezzacapo – non sanno di essere pedinati e intercettati – organizzano un incontro clandestino. Li aiuta Gianluca Bardelli, titolare di una concessionaria Jaguar in viale di Tor di Quinto. Pure lui è indagato e si trova ai domiciliari.

 

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