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Caduta libera. Limiti tecnici della rosa e allenatore in difficoltà

Redazione
Gli ultimi risultati negativi hanno riportato alla luce le vecchie crepe

A volte i numeri nascondono le verità, altre evidenziano certezze inquietanti. «Il peggio e il meglio», sintetizzerebbe Gian Piero Gasperini, che è stato l'artefice di una buona parte della stagione da sogno, e l'ultima da incubo, scrive Alessandro Angeloni su Il Messaggero. Come è possibile? Gasp aveva i suoi meriti e ora le sue responsabilità, cosi come i calciatori, che non sono certo nel gotha d'Europa, ma nemmeno tra i più scarsi. La rosa non è stata completata, e questo è vero, e in questa fase è pure mal ridotta per le assenże, ma in alcune fasi certe interpretazioni tattiche del tecnico non hanno portato benefici. Facciamo un grande passo indietro: il 30 novembre scorso, Roma-Napoli all'Olimpico. Se Gasp avesse sconfitto Conte, sarebbe finito primo in classifica. Ma la Roma perde e cade anche la domenica successiva a Cagliari. La squadra perde colpi, ma resiste: batte il Como, il Genoa, poi tre di fila con Lecce, Sassuolo e Torino, il peggio sembrava passato, il quarto posto resta alla portata. A pochi minuti dalla fine della sfida con la Juve, la Roma era quarta a più 8 dai bianconeri, il pari di Gatti ha spinto i giallorossi in un tunnel da cui ora pare difficile uscire.

La Roma è crollata, Gasp spera non sia finita a terra definitivamente. I numeri parlano di una squadra che non sa più difendere: con il Bologna ha incassato cinque reti tra andata e ritorno, quattro addirittura all'Olimpico, e Svilar un poker non se l'era mai visto servire in faccia in questa stagione. La media gol ha subito un'inversione a "U": pre Roma-Juve era 0.71, da quella sera a oggi (comprese le coppe) è di 2.4. Sette le reti incassate in tre gare di campionato dalla notte di Gatti, cinque dal Bologna. L'arrivo di Malen è coinciso con la crisi della squadra, della difesa e un po' pure di Svilar, che ha smesso di essere Batman, normalizzandosi.