rassegna stampa

Borriello, un gol che fa storia

(Il Messaggero – A.Angeloni) – È arrivato, finalmente, forse era anche un po’ scritto da qualche parte. Un gol che pesa oro. Che vale, forse come il suo stipendio, farebbe notare qualche maligno.

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(Il Messaggero - A.Angeloni) -È arrivato, finalmente, forse era anche un po’ scritto da qualche parte. Un gol che pesa oro. Che vale, forse come il suo stipendio, farebbe notare qualche maligno. Cioè tanto. È una rete abbondante, pesante. Sorridente. Marco Borriello ha fatto centro - è l’undicesimo giallorosso a riuscirci in questa stagione - e ha reso felice un popolo, quello giallorosso che lo ha apprezzato, insultato, ora lo ha pian piano rivalutato. Da ieri lo amerà. Come lo amano tutti i suoi compagni che gli hanno fatto la festa, con tanto di torta dedicata, il primo giorno post mercato, cioè quando è arrivata la certezza che Marco sarebbe rimasto in quello spogliatoio che ha vissuto con Ranieri (quello dei 250 mila gol...) e che ha abbandonato per volontà di tecnici e dirigenti che in quel momento non avevano puntato su di lui. Luis Enrique lo faceva giocare poco (e da esterno), Zeman proprio non ne ha voluto sentir parlare. Sabatini poi, lo ha definito un problema[...]

I GOL SEMPRE ALTROVE

Il primo anno è andato alla Juve, da lì gli insulti durante il ritiro di Riscone al suo ritorno, come se avesse scelto lui di partire, poi è tornato al Genoa, dove ha segnato dodici gol diventando il protagonista di una salvezza che sembrava utopia. La scorsa estate il trend non era cambiato. Sempre con la valigia in mano, sempre attento a inseguire le voci di mercato che più gli piacevano. Ma a Roma no. Non c’era spazio per lui. C’era ancora Osvaldo, che la società doveva cedere ma inizialmente non ci riusciva e Destro, che però era convalescente. Al giro estivo negli Usa, Marco, non doveva partecipare: ha raggiunto la squadra solo qualche giorno dopo. Garcia ha avuto il tempo di conoscerlo in ritiro, di apprezzarlo e spiegargli che la sua Roma avrebbe giocato senza centravanti e che il finto nove sarebbe stato Totti. Nonostante questo Marco ha espresso il desiderio di restare, nonostante il club stesse cercando una sistemazione per lui, ma che accontentasse tutti: Gilardino alla Juve, Quagliarella alla Roma e Borriello al Genoa. Questa sì, forse era quella giusta. Poi il giro di bomber è saltato in extremis.

[...]Adesso Marco è l’uomo in più della Roma. Quello che gli consente di giocare in maniera diversa certe partite senza Totti, vedi Udine e ieri col Chievo. Lui si dà da fare, sgomita, lotta, non sempre riesce a ricordarsi il mestiere che faceva: il bomber. Con l’Udinese non c’è riuscito. Ma come succede sempre in questi casi, quando si ha una storia così alle spalle, solo lui poteva fare il gol decisivo contro il Chievo, regalando alla Roma la decima vittoria consecutiva in campionato. Quella del record. Solo lui. E a modo suo, in tuffo di testa, su cross del neo entrato Florenzi. La corsa sfrenata verso la panchina, l’abbraccio di tutti a a tutti, in particolare al collaboratore di Garcia, Fichaux.[...]

L’EROE È IL GRUPPO

E lui? Mette sempre la squadra al primo posto. «Siamo entrati nella storia e ce la godiamo - commenta a fine partita - Stiamo andando forte ma dobbiamo rimanere con i piedi per terra. Fa piacere che ognuno stia facendo il suo. Ho segnato anche io che mancavo ancora all’appello...». La sensazione è che ogni parola giri intorno - senza affrontarlo mai - al concetto di sogno scudetto, ma con un distinguo: di sogno si può parlare, di scudetto no. «L’obiettivo rimane l’Europa - aggiunge Borriello - ma i tifosi devono sognare, dopo anni di difficoltà. È giusto che sognino ora». E guai a smarrire il crudo realismo. «Con l’infortunio di Francesco si è aperto uno spazio e l’ho sfruttato. Poi lui tornerà...», come a dire «no problem, anche se si torna in panchina».