rassegna stampa

All’attacco quando non c’era più nulla da difendere

La squadra di Garcia ha buttato via tutte le paure e ha mostrato quella faccia cattiva che i suoi tifosi tanto adorano. È andata all’assalto del nemico e, se non altro, ha salvato la baracca

Redazione

Dove eravamo rimasti? Ah, certo: primi di ottobre, Juventus Stadium, esibizione di Rocchi & roll, rigori inventati, gol in fuorigioco, polemiche. Cinque mesi dopo, Roma ancora dietro, nove punti dietro la capolista. Ultima spiaggia nel mare dello scudetto? Difficile pensare una cosa contraria. Olimpico pieno, ma non solo per il sogno tricolore: quando c’è di mezzo la Juve, per il tifoso della Roma il richiamo va al di là della classifica. Questione di feeling, che non c’è. Non c’è mai stato. E mai ci sarà, alla faccia dell’attuale alleanza tra club. Pronti via e subito un clima poco sereno, in campo. Nessun timore di forzare il contrasto, da entrambe le parti. Vietato tirare indietro la gamba, quasi sempre al limite del regolamento. Partita spigolosa e molto tattica, e quindi per nulla spettacolare. Buffon semplice osservatore; De Sanctis impegnato soprattutto a raccogliere le migliaia di palloni giocati all’indietro dai compagni. E, a fine tempo, protagonista di una brutta scena con Manolas che, a vedere dall’alto, avrebbe voluto spiegargli in faccia, e a modo suo, un paio di cosette. E che è stato tenuto al guinzaglio non senza fatica. Va bene l’adrenalina, ma a tutto c’è un limite.

ADDIO PAURE -  Confronto per forza di cose equilibrato, a ben vedere. Olimpico con il fiato sospeso ogni volta che la palla transitava nei piedi degli uomini di Allegri e invece con il cuore aperto alla speranza se a giocare la sfera era Totti o uno dei suoi. Più palpiti che emozioni, insomma. Con la percezione costante che qualcosa, prima o poi, dovesse accadere. L’espulsione di Torosidis, appunto. E subito dopo la magia di Tevez. Una punizione perfetta, dritta al cuore della Roma. Juve a più 12, con Allegri unico tesserato juventino a non esser andato ad abbracciare l’argentino. Come se sapesse già tutto. Come se avesse previsto tutto. E l’ultima spiaggia per la Roma? Un miraggio, a quel punto. Perché per vincere le partite, o anche solo per non perderle e continuare a sperare, c’è un modo semplicissimo: tirare in porta. E la Roma, ieri sera, ha atteso una vita prima di farlo. Quando ha cominciato, non a caso è riuscita a recuperare il risultato, nonostante l’uomo in meno. Vistosi persa, e non avendo più nulla da difendere, la squadra di Garcia ha buttato via tutte le paure e ha mostrato quella faccia cattiva che i suoi tifosi tanto adorano. È andata all’assalto del nemico e, se non altro, ha salvato la baracca. Senza riuscire, però, a staccarsi da quel meno 9 che lascia tutto com’era. E che per la Roma non era, e non è, una bella cosa.