1-0 perché no?

di Redazione, @forzaroma

(Il Messaggero – U.Trani) Luis Enrique non sarà mai Giovanni Trapattoni che, con la Juve di trent’anni fa, ha costruito gran parte dei suoi trionfi vincendo tantissime partite con il minimo scarto.

E nemmeno Fabio Capello che, con il Milan di vent’anni fa, imitò nel percorso proprio l’attuale ct dell’Irlanda con molti successi di misura nella striscia di 58 gare senza sconfitte. Ma l’asturiano, arrivato a Trigoria nell’estate scorsa dalla Masia del Barcellona, si sta rendendo conto quanto in Italia la fase difensiva, se efficace, possa incidere sul rendimento di una squadra più di qualsiasi goleada. Per la verità, fin dal primo giorno di lavoro con la Roma, Lucho spiegò, ai calciatori giallorossi e anche in pubblico, come il suo sistema di gioco, per essere competitivo, deve portare «gli attaccanti a difendere e i difensori ad attaccare». Ultimamente, però, qualche correttivo è sembrato evidente. (…)

Non è un caso che gli ultimi tre successi della Roma siano stati con lo stesso punteggio: 1 a 0. Non c’è da vergognarsi. (…)  Le due vittorie di fila, a Palermo e lunedì sera all’Olimpico con il Genoa, sono quelle che certificano la svolta tattica. L’ultimo contropiede corto, pericoloso e al tempo stesso fatale, è stato quello di Klose nel derby. Palla regalata in disimpegno e centralmente, difesa sbilanciata, Stekelenburg espulso dopo 7 minuti, rigore e derby perso. Dopo il ko del 4 marzo, le modifiche. Minime, ma utili per l’equilibrio della squadra. Due interventi di Luis Enrique si sono visti proprio davanti al portiere olandese. De Rossi spostato qualche metro più indietro a coprire i centrali difensivi per evitare spifferi da brividi. I terzini più dentro al campo, quindi più stretti: solo uno alla volta deve attaccare, per non lasciare solamente due sentinelle a proteggere Stekelenburg. Il terzo rimedio è tutto nel sacrificio di Borini che su uno dei due lati va ad abbassarsi sulla linea delle mezzali. Con Osvaldo in campo, al rientro contro il Genoa dopo i due turni di stop per squalifica, entrambe le punte sono state utili nella fase di non possesso palla (nel finale erano un po’ stanche).

A Luis Enrique non è però piaciuta la Roma di lunedì sera. (…) Le pause della ripresa, gli errori nei passaggi più semplici nel secondo tempo e, analizzando le statistiche, la superiorità nel possesso palla diminuita rispetto alla prima parte. Ma il Genoa ha avuto solo una chance, tra l’altro in fuorigioco, con Palacio che ha colpito la traversa su un’invenzione centrale di Jorquera. Nelle occasioni create, con Frey migliore tra i rossoblù, i giallorossi hanno ampiamente meritato il successo. Anche se la prestazione, nel secondo tempo, non è stata esaltante. Molti interpreti hanno steccato, ma l’assetto ne ha risentito solo in parte. Di sicuro Lamela, da trequartista, non ha convinto. Per quella posizione, Totti e Pjanic, entrambi indisponibili, vanno meglio. I due si sono allenati ieri a Trigoria e torneranno tra i convocati per la gara di sabato a Milano contro il Milan.

La qualità di Totti e Pjanic fa la differenza, ma anche l’equilibrio visto nelle ultime due partite. In questo torneo in 10 gare (su 28) la Roma non ha preso gol: 9 le ha vinte (13 i successi in campionato) e 1 l’ha pareggiata a Milano contro l’Inter (la squadra nerazzurra, il Parma e il Palermo sono finora le uniche a non aver segnato contro i giallorossi). C’è anche un undicesimo match senza gol a passivo, in Coppa Italia contro la Fiorentina: un’altra vittoria con abbuffata di gol. Sono invece cinque i successi per 1 a 0: i quattro, all’andata e al ritorno, contro il Parma e il Palermo e l’ultimo contro il Genoa. Cinque reti per 15 punti. Sono le stesse segnate al Cesena due mesi fa, ma distribuite in cinque incontri hanno ben altro valore.

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