Una rimonta da grande

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport-A.Barillà) Zemanlandia è ancora una bozza, un’Idea bellissima ma vaga. La Roma, però, possiede altre risorse: il carattere delle grandi, un orgoglio infinito, la classe di Totti e l’incisività di Osvaldo. Riesce così a risalire la china di una partita che sembra compromessa, scalando i due gol subìti nel primo quarto d’ora e imponendosi, alla fine, 4-2.

ESTERNO – Zeman rilancia De Rossi e Osvaldo, dopo settimane di polemiche: il centrocampista affianca l’intoccabile Tachtsidis e Florenzi, preferito a Pjanic; l’attaccante, superati i guai alla schiena, rileva Destro, infortunato, nel tridente. Nessuna novità – e i fatti danno ragione al boemo – sulla fascia destra difensiva: Piris in campo, Taddei in panchina. (…)

 

CENERI – L’incipit giallorosso è da tregenda: un quarto d’ora e sembra già finita. Scarabocchi di calcio e manovre spezzate, mentre il Genoa eleva il ritmo e affonda a piacimento. I due gol chiudono combinazioni splendide, favorite però da maglie slabbrate e presidi morbidi. Determinante Antonelli, agile a sinistra: il gol di Kucka ha radici in un suo cross che Borriello corregge con un tacco delizioso, su quello di Jankovic ricama invece l’assist dopo una traversa dello stesso serbo. La Roma è in balìa dei rossoblù, sconta il pressing alto e la comprensione difficoltosa dell’idea, rischia ancora quando Borriello scaglia in porta ma Stekelenburg, reattivo, intercetta. A compensare i balbettii tattici, però, provvede il piglio della grande squadra, capace di aggrapparsi alle qualità dei singoli e risollevarsi dalle ceneri di un risultato segnato.

 

SCALTREZZA – E’ Totti, campione eterno, a imprimere la svolta dopo un’incornata leggerissima di Osvaldo: scaltrezza e istinto lo portano ad accentrarsi, abbandonando per un attimo la posizione che lo schema gli assegna: il tocco di testa di Piris lo raggiunge a centro area e il tiro a incrociare sul secondo palo riaccende speranze e partita. Rincuorata, la Roma si scioglie, mentre il Genoa, stupito, rallenta. Il tiro di Florenzi sibila fuori, quello di Lamela diventa preda di Frey, l’unica fiammata rossoblù in questa fase è una saetta di Jorquera su cui Stekelenburg vola. Adesso la Roma costruisce: Tachtsidis – fragilissimo in avvio – comincia a tessere, Piris spinge fino a cancellare Antonelli, Florenzi sgroppa, De Rossi alterna ricami e lanci. E Totti è… sempre Totti: riferimento e garanzia. E’ sempre lui ad avviare l’azione del pareggio quando il primo tempo è ormai al tramonto: il lancio in profondità scova Piris che centra per la girata vincente di Osvaldo.

 

FESTA – Il pari restituisce serenità alla Roma che al ritorno in campo appare trasformata: finalmente convinta e disinvolta nella manovra, coraggiosa nelle iniziative individuali. De Canio assiste al ripiego del Genoa però non cerca antidoti nella fase di contrasto: si limita ad avvicendare Jorquera e Immobile, ritrovandosi presto addirittura scavalcato: angolo di Florenzi e incornata di Osvaldo, festa giallorossa mentre Marassi ammutolisce. Totti rimane emblema della metamorfosi, lo vedi combattere a metà campo e poi pescare ancora l’italo-argentino di prima, attorno a lui cresce tutta la squadra e s’intravvedono finalmente sprazzi zemaniani. De Canio cambia adesso, cerca d’incollare qualche toppa: dentro Bertolacci per Seymour, poi Melazzi per Antonelli. Il giovane uruguaiano disegna il tridente, con Immobile centrale e Borriello a destra, però l’ex giallorosso si fa male quando le sostituzioni son complete e così il Genoa chiude in dieci. Incide di più, al tirar delle somme, il cambio zemaniano, poiché è una palla recuperata da Pjanic, entrato al posto dello stremato Florenzi, ad avviare l’azione del quarto gol, griffato di sinistro da Lamela.
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