Stekelenburg fa venire altri brividi

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport-M.Basile) Steke è sordo da un orecchio, come l’ex compagno di Lebron James, Lance Allred, come lo era Carletto Orlandi, oro olimpico nel pugilato, come Rodney Marsh, ex del Fulham,

ma quello che gli è successo al 24′ del primo tempo contro la Danimarca c’entra poco con l’udito. (…)  Puoi dire che Simon Kjaer si è comportato proprio da amicone, rivelando di aver detto ai compagni tirategli sulla sinistra, perché lì gli fa male. Puoi imprecare con la sorte che gli ha messo sulla strada l’ultimo che un olandese avrebbe voluto vedere, Michael Krohn-Delhi. Uno che è cresciuto in Danimarca sognando i tulipani, si è sposato un’olandese, è andato a giocare nella più famosa squadra olandese, l’Ajax, e lì ha clamorosamente fallito. Un po’ di conti in sospeso, l’Uomo di Krohn ce l’aveva. Ma quando il pallone calciato di sinistro dal danese, con un diagonale raso che ha spettinato i lunghi ciuffi d’erba del Metalist Stadium, è passato in mezzo alle gambe di questo portiere alto quasi due metri, nei tifosi della Roma (e non solo) è tornato lo spettro del portiere gruviera che ha seminato il panico nel popolo giallorosso. Quando, mentre i danesi erano raccolti a festeggiare il vantaggio, i due maxischermi dello stadio di Kharkiv hanno rimandato le immagini, al rallenty, del pallone che passava in mezzo alle gambe di Marteen Stekelenburg, si è alzato dagli spalti un sonoro «ohhhhhhhhhh» che ha seppellito anche l’ultima briciola di autostima che Steke doveva avere in quel momento.

 

LA REAZIONE – Ieri, nel ritiro blindato dello Sheraton di Cracovia, gli altezzosi orange per una volta hanno preferito non mischiarsi al popolo e vivere il dramma sportivo come qualsiasi altra squadra del pianeta. Stekelenburg è rimasto in silenzio (non una novità, visto che lo chiamano Il Muto), ma nessuno dei compagni se l’è sentita di scaricargli le colpe.

L’olandese, acquistato per 6,3 milioni più bonus (mai scattati) aveva giocato l’ultima partita con la Roma il 22 aprile, in casa della Juve, quando l’arbitro Bergonzi (che già l’aveva espulso nel derby) lo aveva mandato fuori dopo un fallo da rigore. Fino ad allora, ha confessato l’olandese, aveva giocato nonostante l’infiammazione alla spalla e l’uso di antidolorifici. Su questo aspetto, in realtà, c’è una sorta di mistero teologico, in ogni modo, forse con prudenza eccessiva, l’olandese ha deciso di non rischiare di saltare gli Europei per infortunio e non ha più giocato con la Roma. Su una cosa però sono certi nell’entourage di Steke: lui vuole restare alla Roma e ricominciare. Chiusa la stagione con 40 gol incassati in 29 presenze, il portiere è deciso a ripartire con Zeman. Ma prima, vuole pensare solo agli Europei, a cominciare dalla prossima sfida. Quella alla Germania, di una vecchia conoscenza: Miroslav Klose.

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