«Sono Zeman io non cambio»

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport-R.Maida) Non si sente in colpa, non si sente in discussione. Zdenek Zeman non sente nemmeno il rumore del dissenso. Sfida a petto in fuori le difficoltà, difendendo la bontà dei propri princìpi, in una trasferta molto delicata per la Roma. In fondo i dubbi della vigilia non sono tanto diversi da quelli che hanno accompagnato la squadra a Genova dieci giorni fa. A Marassi la Roma ha reagito, a Parma è obbligata a fare altrettanto per rafforzare la posizione dell’allenatore. «Ho letto il titolo “Zeman vacilla”»  osserva con garbo nella consueta chiacchierata della vigilia, riferendosi alla nostra prima pagina dell’edizione romana di ieri. «Ma a me – giura – nessuno ha detto niente. La società non mi ha fatto mancare la fiducia» .

SBAGLIANO LORO – (…) «A me sembra che per mezz’ora domenica la Roma abbia giocato un buon calcio. Mi preoccuperei se per tutta la partita avessimo giocato come nel secondo tempo. E potrei persino pensare ad andarmene se valutassi che il gruppo non mi segue. Ma non è stato così e so che non arriveremo mai a questo punto. Contro l’Udinese abbiamo perso per una serie di errori individuali, non di squadra. Da fuori io posso anche dare indicazioni. Però non sempre si riesce ad applicarle» . Capito? Zeman proclama la sua assoluta innocenza per l’inizio di campionato deludente. E di fronte a chi lo accusa di pensare un calcio prevedibile, risponde alla sua maniera: «Siamo talmente prevedibili che dopo mezz’ora il risultato poteva essere di 4-0… Quanto alle responsabilità, io sono l’allenatore quindi mi prendo le mie. Ma io lavoro per il bene, non per il male della Roma. Abbiamo tanti giocatori nuovi, molti dei quali stranieri, che devono abituarsi alla serie A e giocare in un modo diverso rispetto a quello che hanno conosciuto prima. Ci vuole un po’ di tempo» . L’esempio lampante è nei difensori: «Sono tutti e quattro nuovi, ancora non hanno imparato a stare insieme. A collaborare. I due centrali poi sono forti. Però non leggono correttamente certe situazioni: indietreggiano, oppure stanno fermi, ma non attaccano l’avversario»

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AGGIUSTAMENTI – Nel colloquio che ha avuto con i dirigenti lunedì, gli è stata chiesta una maggiore flessibilità per gestire meglio le situazioni favorevoli. All’Olimpico la Roma ha buttato via otto punti – contro Bologna, Sampdoria e Udinese – facendosi rimontare. Zeman anche su questo argomento è chiarissimo: «Io ho delle idee e credo sia giusto portarle avanti, finché qualcuno non mi convince che sono sbagliate. Se ci sono richieste ragionevoli, si può parlare. La prima Roma era stata fatta sulla carta, poi sul campo è stata cambiata. Ma non mi piacciono gli allenatori che non hanno idee» . Dunque, non farà passi indietro sulle questioni tattiche, sicuro che la Roma assimilerà il suo sistema di gioco per puntare almeno alla Champions League: «Per me gli obiettivi sono gli stessi. Abbiamo dimostrato che possiamo giocare contro chiunque, se togliamo la partita di Torino. Se la squadra vuole, è competitiva… Dobbiamo però trovare continuità e concentrazione per tutta la partita» .
SPIGOLI – Protegge anche le scelte dei singoli. A proposito dell’espulsione di Tachtsidis, addirittura, si lamenta: «Armero non è stato squalificato perché le immagini hanno mostrato solo il secondo sputo, non il primo che era indirizzato al nostro giocatore» . Si stupisce invece che gli si domandi ancora del ruolo di De Rossi: «Negli ultimi dieci anni non ha mai giocato regista. Nemmeno nella Roma, che aveva Pizarro in quel ruolo» . Lo scorso anno però con Luis Enrique stava davanti alla difesa. Zeman prende le distanze dal predecessore di cui non ha ancora battuto la media-punti: «Lo scorso anno ho seguito poco… Ma De Rossi non ha fatto anche il difensore centrale?»
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