Scudetto? E’ già bello così

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport – G.Dotto) Le cose si compensano, James Pallotta all’Olimpico, io a New York. Alla dogana ho i vermi. La tipa è sadica, ha capito che qualcosa mi urge e m’inchioda sospettosa. «Perché viene così spesso negli States?». Saranno anche affari miei.

 

Posso dirgli che sono sette consecutive, che amo Garcia e non posso perdere un secondo di Roma-Napoli? No, che non posso. L’autista dello shuttle è un nero flemmatico. Si ferma ai semafori rossi, incredibile. Un provocatore. Semafori interminabili. Giovanni Mazzola, palermitano, tifoso dell’Inter, da quarant’anni a Brooklyn, mi aspetta nel suo ristorante, “La Sorrentina”, a video acceso e Cerqueti che scalda la voce. Ha appena stappato un merlot californiano. Abbraccio lui, e non solo per il merlot, Gianni Russo, impresario calabrese che importa ugole italiane e Anthony Scullari, romanista perso che ha chiuso due ore prima la sua impresa edile per infartare felice nel ristorante di Giovanni. C’è Maradona in tribuna all’Olimpico, maledizione, con la sua bionda. Come se a fiatare contro la Roma non bastassero già numeri e streghe. Totti che si rompe, Gervinho che toppa il più facile gol, Orsato che non ci dà i rigori, tutto si complica. Partita feroce. Guazzabugli isterici.
Serve un estro catartico, un gesto sublime che ecceda la mischia, per spazzare la mischia. Chi, se non Pjanic? L’altro giorno era lui che piangeva, bosniaco da cima a fondo. Stasera siamo noi a piangere, davanti a un piatto di spaghetti, io e Joe Cusimano, romanista da ieri acquisito, titolare di un’agenzia di pompe funebri. Pjanic carezza e Reina si ritrova nel guanto una manciata di farfalle. Tutto va meravigliosamente in discesa, grazie a Pjanic e al merlot. Castan, De Rossi e Strootman sono mostruosi. Maicon, una belva. Vederli, tutti, che si buttano a corpo morto su ogni palla è lo spettacolo che strappa il cuore al tifoso romanista, più di ogni altra cosa, più dei record e di ogni numero. Questa è una squadra vera, una grandissima squadra. E’ densa, fluida, eroica e cattiva. Se poi questo voglia dire “scudetto” diventa persino superfluo. Chi se ne frega. Il bello è già qui che accade sotto i nostri occhi. Partiamo leggeri per Atlantic City, dove ci aspetta Eros Ramazzotti, lo juventino di Centocelle. Abbiamo una notizia da dargli.

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