Roma persa nella nebbia

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport-A.Polverosi) Nebbia fuori e nebbia dentro. Tanta nebbia dentro la mente della Roma, quasi quanta ce n’era sul Bentegodi dalle quattro del pomeriggio in poi. Ha perso giocando una partita appena passabile nel primo tempo, completamente sbagliata nella ripresa, ha perso per colpa sua e per colpa dell’arbitro e del guardalinee. Il primo (Bergonzi) per non aver fischiato un intervento da rigore di Dainelli su Totti e un altro di Guana su Balzaretti (e da lì è partita l’azione del gol di Pellissier) e anche per aver risparmiato un rosso a Luca Rigoni; il secondo (Passeri) perché non si è accorto di un probabile fuorigioco di rientro di Pellissier in occasione del suo gol. Ha perso anche per merito del Chievo che, a differenza della Roma, ha giocato la partita giusta, per testa, gambe e tattica: doveva difendersi e ripartire, così ha fatto e così ha vinto.

ROMA SPENTA – La prima Roma di Verona viaggiava a ritmi bassissimi, non aveva ritmo, né intensità. Quasi spenta sul nascere. Teneva palla (al 45′ arriverà al 63 per cento di possesso), ma senza dare velocità alla sua azione consentiva al Chievo di ripararsi con tutti i suoi uomini. (…)
ROMA MOLLE – La seconda Roma è stata una pena. Se nel primo tempo il centrocampo andava a rallentatore, nella ripresa si è proprio fermato e se già era difficile capire la ragione per cui uno come De Rossi fosse rimasto fuori dal 1′ anche stavolta, non c’erano più ragioni per tenerlo in panchina anche a inizio ripresa: resta un mistero che fra Bradley, Tachtsidis e Florenzi non ci sia posto per uno come lui. Non c’è mai stata una palla buona del greco, mai un inserimento col tempo giusto del ragazzino, mai una scelta felice dell’americano, il più spaesato. (…)
LA NEBBIA PIETOSA – Calando rapida su Verona ha cancellato uno spettacolo che non c’era, come una mano pietosa sui misfatti della Roma. Cosa stesse accadendo in campo si poteva intuire e basta, si vedevano tante piccole macchioline nere ferme sul terreno, la nebbia stava inghiottendo gli affanni della Roma, davvero strani e inspiegabili se ci ricordiamo la squadra che aveva battuto, anzi, schiantato la Fiorentina la settimana precedente. Il terreno coperto da una lama di brina gelata è stato uno dei suoi problemi, ma di sicuro non basta a spiegarne il gioco fiacco e inconcludente. Il suo possesso palla senza sbocchi e fine a se stesso ricordava quello di Luis Enrique nella stagione scorsa. Arrivava da quattro vittorie a fila in campionato, sembrava finalmente una squadra libera e leggera, pronta a dare l’assalto alla zona-Champions, questa sconfitta l’ha invece rispedita fuori anche dalla zona-Europa.
CHIEVO CONCRETO – La squadra di Corini ha sfruttato la grigia giornata degli avversari, senza agitarsi, senza scomporsi, restando in equilibrio proprio quando la Roma ha cominciato a scollarsi e disunirsi. L’ha colpita al centro, come fanno le squadre che conoscono il difetto-Zeman, il punto debole della sua ardimentosa architettura. L’ha colpita quando stava giocando in 10, anche se Marquinhos era rimasto in campo da infortunato, nel ruolo del centravanti, per fare numero, il suo posto di difensore centrale era stato preso da De Rossi. Sullo schermo, al momento dello scatto di Pellissier, si vede una macchia nera dai contorni che la nebbia ha reso vaghi. Quella macchia era De Rossi, non si capisce se davanti o dietro a Pellissier. La nebbia ha avuto infine pietà anche di Bergonzi e del suo guardalinee, cancellando dalla vista di tutti anche l’ultimo probabile disastro. Tutti gli altri, invece, erano stati commessi alla luce del sole.
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