Roma, Luis Enrique dice basta: è addio

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport-R.Maida) Adios. Luis Enrique ha deciso, senza se e senza ma: va via. Quella di Cesena, a meno di ripensamenti che sarebbero grotteschi, sarà la sua ultima partita sulla panchina della Roma.

Anche i dirigenti hanno capito che è impossibile cambiare una storia già scritta. Il problema non è tecnico, non soltanto almeno. E’ soprattutto umano. Luis Enrique non l’ha nascosto: non ce la faccio, non potrei reggere un altro anno così stressante. «Devo valutare con la mia famiglia, io sono un allenatore diverso dagli altri. Magari il più scarso di tutti, ma diverso» . Al di là delle contestazioni dei tifosi, che hanno inciso ma non sono state determinanti, lo ha battuto la pressione del calcio italiano. Se avesse centrato un posto in Europa, forse sarebbe rimasto: il conforto di un obiettivo raggiunto, sia pure minimo, gli avrebbe dato la forza per procedere, per sfidare lo scetticismo e il ricordo di una stagione di rodaggio. (…) Luis Enrique si è arreso davanti all’impossibilità di trasmettere alla squadra il suo calcio, che anche i giocatori hanno involontariamente rigettato. La presunzione ostentata tante volte in sala stampa era il mezzo che utilizzava per nascondere le insicurezze, la fragilità del suo disagio.

 

L’ANNUNCIO Sarà una separazione amichevole, che anche la proprietà americana avalla. Probabilmente non costerà neanche un euro alla Roma, nonostante il contratto firmato fino al 2013. Baldini rispetterà la scelta dell’allenatore che aveva portato come simbolo di un nuovo modo di intendere il gioco. Apprezzandone lo stile e comprendendone le motivazioni, non ha nemmeno tentato di convincerlo rendendosi conto che è inutile trattenere un uomo scarico, stanco, deluso. Luis Enrique tornerà in Spagna, contento di aver provato la Roma e altrettanto contento di lasciarla. L’annuncio potrebbe arrivare domenica sera a Cesena, al termine dell’ultima partita di campionato, o lunedì attraverso un comunicato dopo la famosa riunione tra dirigenti e allenatore. Che verosimilmente è stata organizzata solo per mettere a punto la risoluzione del contratto e per consentire a Luis Enrique di salutare il personale di Trigoria.
IMMAGINE – In questa maniera, tutti ne usciranno con la faccia pulita. Baldini, non cacciandolo, dimostrerà di essere coerente fino in fondo (Anche ieri pubblicamente ha detto: «Spero che Luis resti» ). E Luis Enrique incasserà gli applausi del popolo per il comportamento signorile, prendendo atto di un’operazione non riuscita.
QUI TRIGORIAIeri l’allenatore è stato festeggiato dalla squadra per il compleanno numero 42. C’è stato anche un brindisi, a margine dell’allenamento. In serata, attraverso Twitter ha abbracciato idealmente chi gli è stato vicino: «Grazie di tutto. E sempre forza Roma!» . (…) Ai giocatori non ha detto niente. Eppure molti si sono resi conto che qualcosa è finito. E non si tratta soltanto del campionato. Luis Enrique e Moreno hanno già disdetto l’affitto delle rispettive case. Ma è stato l’atteggiamento generale dello staff spagnolo, più pacato e meno grintoso del solito, il segnale definitivo dell’addio.
LE MOSSE – Perché allora ritardare l’ufficializzazione della notizia? Perché i dirigenti continuano a dire che Luis Enrique non ha ancora deciso? I motivi potrebbero essere due insieme: 1) la Roma, trattandosi formalmente di dimissioni, vuole che sia l’allenatore a scegliere tempi e modalità del commiato; 2) Baldini e Sabatini, tra tanti colloqui, non hanno scelto il successore e preferiscono non pubblicizzare la fine del rapporto con Luis Enrique senza avere subito un’alternativa sicura. L’esempio della comunicazione del Barcellona, con Vilanova nominato allenatore nella stessa conferenza stampa in cui è stato salutato Guardiola, anche da questo punto di vista può ispirare la Roma.

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