Sui moduli, che non sono mai decisivi, Mancini è più eclettico, Garcia più ortodosso. Mancio può giocare con il 4-4-2 o , preferibilmente, come ha fatto a Manchester, con il 4-2-3-1. Garcia è fedele al suo 4-3-3, che non cambia quasi mai.

Roberto Mancini, come evidenzia oggi il Corriere dello Sport, ha già cambiato qualcosa, sembra che la squadra lo segua e sia più reattiva, come il pari contro il Milan nel derby e la vittoria in Europa League dimostrano, ma è sicuramente un’Inter al momento confusa e poco affidabile. Che a Mancini ora tocchi proprio la Roma di Garcia non è una gran fortuna, anche se si tratta di una Roma, a sua volta, un po’ svanita, non proprio in salute. Una Roma che dopo il gollonzo dei russi e la nottata al night appare frastornata, lontana da quelle sicurezze che aveva faticosamente conquistato.

Per Mancini, dunque, è un esame durissimo che arriva troppo presto. Per Garcia l’occasione, forse irripetibile, di mettere sotto il tappeto qualche problema, riprendendo la corsa verso la Juve. Sono due tecnici molto simili e molto diversi.  Sui moduli, che non sono mai decisivi, Mancini è più eclettico, Garcia più ortodosso. Mancio può giocare con il 4-4-2 o , preferibilmente, come ha fatto a Manchester, con il 4-2-3-1. Garcia è fedele al suo 4-3-3, che non cambia quasi mai. E quando lo fa, se ne pente.

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Che sfida allora sarà questa di domani sera? Non sarebbe giusto giudicare Mancio dall’Inter che vedremo. Garcia ha in mano la sua squadra da oltre un anno e in estate ha dettato gli acquisti per completarla. Mancini invece è atterrato solo dieci giorni fa su un’Inter depressa e sconclusionata, non tanto per colpa di Mazzarri, quanto per errori e vicende societari. E’ netta la sensazione che l’Inter sia in una fase ancora confusa: la difesa a quattro non è una sicurezza e il centrocampo è tutto da sistemare.

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