Roma, dai retta a Zeman. I cinque capi d’accusa del boemo

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport – A. Ghiacci) Nell’analizzare la partita pareggiata dalla Roma domenica sera contro il Catania, non si può non tenere conto dei due errori arbitrali sui gol degli ospiti: entrambe le reti erano viziate da fuorigioco. Detto questo però, e unendosi al punto di vista del maestro giallorosso, Zdenek Zeman, anche la Roma ci ha messo del suo per non ottenere la vittoria che i cinquantamila spettatori dell’Olimpico (e non solo) si aspettavano. E anzi il rischio corso è stato quello di non ottenere un punto.

 

Il tecnico giallorosso ha fornito le sue impressioni a fine gara. E ha dato almeno cinque punti sui quali il suo gruppo dovrà lavorare ancora molto: velocità, aggressività, verticalità di gioco, sfruttamento delle corsie esterne ed emozione dei nuovi di fronte all’Olimpico pieno. «Vi sembra il modo di giocare?» ha chiesto il boemo alla squadra nell’intervallo. Al di là degli errori arbitrali quindi, Zeman ha detto chiaramente che la squadra non gli è piaciuta affatto: «Non siamo riusciti ad essere belli, al livello del nostro pubblico, giocando così sarà difficile competere».

 

A onor del vero c’è da dire che anche alcune scelte di Zeman non hanno convinto. L’allenatore boemo è da sempre abituato a lavorare e a sfruttare al meglio il materiale umano e tecnico che ha a disposizione. E allora dovrà trovare le soluzioni almeno per quel che riguarda un paio di suoi giocatori. Lamela, in primis: può fare l’esterno? L’argentino è sembrato spesso totalmente al di fuori del gioco. E poi la posizione di Pjanic, che impiegato dalla stessa parte di Totti può incontrare problemi di suddivisione degli spazi proprio con il capitano. E infine il cambio con cui Zeman ha scelto Marquinho come esterno d’attacco, ruolo nel quale il brasiliano non era mai stato provato prima. Siamo soltanto alla prima giornata, ogni giudizio deve restare necessariamente sospeso. E allora andiamo con i punti indicati da Zeman e cerchiamo di capire come mai la prima Roma ufficiale è sembrata molto al di sotto delle proprie possibilità.

 

1 – «Abbiamo cominciato male, con poche idee e senza ritmo di gioco»

La Roma lavora da poco meno di due mesi ai ritmi del lavoro voluti da Zeman. Solitamente le squadre del boemo riescono ad essere protagoniste di partenze lanciate, sprint. Domenica sera però, la Roma è sembrata ancora imballata, bloccata, un po’ ferma sulle gambe. Con poca velocità in serie A si fa sempre fatica. Qual è il motivo? Ancora fatica per i carichi di lavoro? Oppure il caldo accusato nell’ultima settimana di allenamenti a Trigoria, e tirato in ballo dallo stesso allenatore alla vigilia della sfida del Catania, ha affaticato il gruppo? Probabilmente la verità è nel mezzo, con l’aggiunta che la Roma ha cambiato radicalmente gioco, passando da un 4-3-3 che doveva svilupparsi per vie orizzontali, a un gioco che punta sempre e comunque sulla ricerca della profondità. I problemi maggiori sono stati evidenziati dallo scarso ritmo imposto dal centrocampo giallorosso: De Rossi, Pjanic e Bradley non sono riusciti a dare intensità all’azione della Roma. Ne ha risentito tutta la squadra, perché dalla prestazione della linea mediana dipende il funzionamento dell’intera orchestra. Domenica prossima, probabilmente, quando la Roma affronterà l’Inter a Milano, le cose potranno già andare meglio. Ma ora la squadra di Zeman dovrà cominciare a correre, in maniera veloce e costante: il 4-3-3 di stampo boemo non può prescindere dal ritmo. E’ da mettere in conto una possibile-probabile fase di calo, visto che solitamente le squadre di Zeman faticano a metà anno, a cavallo della sosta natalizia. Ma ora serve subito una ripresa dal punto di vista della velocità. Da oggi Zeman lavorerà anche su questo.
a.ghi.

 

2 – «Noi poco aggressivi non siamo mai ripartiti e ci siamo sbilanciati»

Quanto conta l’aggressività nel calcio moderno? Tantissimo, fa tutta la differenza del mondo. La Roma vista contro il Catania però, di aggressività ne ha mostrata ben poca. Soprattutto nel primo tempo non è mai stata in grado di attaccare i rosazzurri con insistenza e caparbietà. Anche nel lavoro di recupero del pallone i ritmi erano troppo lenti, quasi da allenamento, quando si rincorre il compagno mettendogli un po’ di pressione “simulata”. Il pallone invece va attaccato e, non appena recuperato, giocato immediatamente verso una delle due o tre soluzioni che si devono avere. Tutto questo riguarda lo spartito di Zeman, che sembra difficile ma in realtà parte dalle basi del calcio. La mancanza di ritmo, evidentemente legata a un pizzico di stanchezza, ha comportato anche l’assenza di aggressività. Nel massimo campionato però, nessuno si può permettere di non avere il giusto tasso di voglia. Il Catania peraltro, ottima squadra che gioca insieme da tempo, ha svolto benissimo la sua parte, aspettando e ripartendo con giocatori piccoli e veloci, dalle strutture fisiche che non faticano a entrare in forma. La Roma avrebbe dovuto attaccarli subito e non lasciargli metri a disposizione: soprattutto le ali di Maran invece, vale a dire Barrientos e Gomez, hanno avuto spesso lo spazio per ricevere palla, girarsi e puntare il diretto avversario. Quello spazio agli avversari si toglie soltanto attraverso l’aggressività, attaccando palla e, appunto, chiudendo i varchi. Zeman lo sa, lo ha visto e probabilmente correrà ai ripari.

 

3 – «Giocare in orizzontale non serve, così diventa tutto molto più difficile»

Questo è probabilmente il cuore di tutta la questione. Sancito nei giorni in cui Luis Enrique ha salutato la Roma e il club giallorosso ha deciso di puntare su Zeman. La base dei due allenatori è la stessa, con quattro difensori, tre centrocampisti e tre attaccanti. Ma per il resto cambia tutto, a partire dal modo di giocare il pallone. La Roma per un anno ha studiato la scuola catalana, il calcio del modello spagnolo: il pallone che gira da una parte all’altra del campo, l’azione che si fa (si dovrebbe fare…) avvolgente e intuizione negli ultimi venti metri, tra tiri, tagli e sovrapposizioni. Zeman gioca in tutt’altro modo: con il boemo la palla si muove solo e soltanto in verticale, mai in orizzontale. Il boemo ha detto: «Ci è mancata la profondità…». Con il boemo il pallone va sempre su, dalla difesa al centrocampo e dal centrocampo in attacco. Se torna indietro, lo fa soltanto per uno scambio veloce volto al guadagno di ulteriori metri con il passaggio successivo. Ma la priorità è puntare sempre e comunque la porta avversaria. La domanda è quasi naturale: quanto ci può mettere una squadra a passare da un calcio orizzontale a uno verticale? Con Zeman si va dentro, con tutti gli uomini possibili, non si sta a girare il campo da una parte all’altra (esercizio che riesce alla grande e con successo al Barcellona). Per l’optimus tattico, probabilmente, servirà tempo. Anche perché dipende dai primi due punti: ritmo e aggressività, senza i quali è difficile da raggiungere.

 

4-«Gli esterni? Davanti pochi tagli. E i terzini non sono stati sfruttati»

L’asse formato dall’esterno basso, l’intermedio e l’esterno alto è la base del calcio di Zeman. Su quel triangolo, da una parte e dall’altra del campo, si costruisce gran parte di tutto il gioco. Attraverso una serie di combinazioni, passaggi e sovrapposizioni continui, triangolazioni e tagli, il calcio del boemo è praticamente tutto lì, sulle fasce. Se non si va sugli esterni tutto diventa più difficile. La Roma alla prima uscita di campionato lo ha fatto poco e male. Partiamo dalla fascia sinistra. «Totti ha giocato troppo largo, da lì è difficile costruire qualcosa, deve giocare almeno quindici metri più dentro al campo». Zeman ha sintetizzato così. E dall’altra parte? «Lamela ogni tanto entra, ma non ha ancora i tempi». Per quanto riguarda gli esterni di difesa invece, per Zeman semplicemente «non sono stati sfruttati». Balzaretti e Piris però, erano all’esordio con la Roma, e hanno provato a fare del loro meglio, con un occhio anche alla fase difensiva. Con il risultato di non aver svolto al meglio nessuna delle due fasi. Per quanto riguarda gli intermedi di metà campo, vale il discorso fatto per la velocità del gioco: se Pjanic e Bradley non cambiano passo, ne risentono sia difesa che attacco. Le soluzioni che offre la rosa giallorossa sono diverse, tutte valide. Bisognerà però trovare in fretta la chiave giusta perché se non va sulle fasce, la Roma farà comunque molta fatica a seguire le indicazioni di Zeman.

 

 

5 – «Non è stato facile per i ragazzi nuovi Non erano abituati all’Olimpico pieno»

Quattro all’esordio dal primo minuto. Due subentrati dalla panchina. In totale sei debuttanti in maglia giallorossa. In una serata che si è rivelata tutt’altro che facile. Di fronte a cinquantamila spettatori non è mai semplice dare il meglio e non essere traditi dall’emozione. Zeman ha attribuito anche a questo fattore le non brillantissime prestazioni di alcuni dei suoi: i nuovi romanisti, appunto. Tre dei quali erano schierati nella linea dei quattro di difesa. Sui lati c’erano Piris a destra e Balzaretti a sinistra. Entrambi non sono riusciti a dare le necessarie garanzie. Il paraguiano aveva cominciato bene, soprattutto in fase difensiva. Quando la partita è entrata nel vivo però, con un avversario come Gomez di fronte, è andato in difficoltà, sino al secondo gol del Catania, in cui ha grosse responsabilità. Dall’altra parte Balzaretti è sembrato arrembante fin dai primi minuti. Con il passare del tempo però, l’ex esterno del Palermo ha perso lucidità e le sue corse mancavano di incisività. Con un allenatore come Zeman, Balzaretti deve puntare soprattutto sulla fase offensiva, ma lo deve fare con tempi e scelte azzeccate, altrimenti è fatica buttata al vento. La ricerca continua dello scambio con Totti va bene, può essere l’arma in più, ma tutto lo spartito ha bisogno di essere messo a punto e ben oliato. A centrocampo Bradley è sembrato un altro rispetto all’ottimo centrocampista ammirato durante l’estate: impreciso e facilmente superabile, invece di essere tosto e ordinato. Poi, nel secondo tempo, è stato il turno di due ragazzi, due tra i più giovani. Florenzi e Nico Lopez però, non sono sembrati particolarmente emozionati: il centrocampista ha dato movimento al centrocampo, l’attaccante ha segnato il suo primo gol in serie A nel giorno dell’esordio. Un gol bellissimo, peraltro. Ma in linea di massima ci può stare: lo stadio della Roma pieno di tifosi giallorossi dà sempre grandi emozioni. Per i nuovi può aver rappresentato una difficoltà in più. Meglio che si abituino in fretta.

a.ghi.

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