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Mezz’ora. In due campionati. D’accordo, in due frammenti di campionati. Equamente divisi, peraltro: 15 minuti nella scorsa stagione con il Chievo, guarda i casi della vita, e altri 15 quest’anno con la Roma. Leandro Paredes è tutto qui, nella sua incarnazione italiana. Da sabato in avanti sarà probabilmente un’altra storia. Dipende da lui.
Come riporta l'edizione odierna del Corriere dello Sport, nato trequartista, è il volante sudamericano più classico che si possa pensare. Il francese da quando ci ha messo sopra le mani sta cercando di renderlo il centrocampista più classico che si possa immaginare: uno che recupera palla, rovescia l’azione, alza la testa e distribuisce. De Rossi è il maestro Jedi e lui quello che impara. Daniele ha questa vocazione: vede un giovane spaesato e comincia a parlargli e gli parla e gli parla ancora. «Gli devo molto di quello che ho imparato», dice ora Paredes.
Che adesso vuole diventare come De Rossi, infatti, ma quando era in Argentina gli suggerivano che avrebbe potuto diventare Totti. Infatti, esattamente com’era accaduto a Francesco anni prima, al Boca è arrivato Carlos Bianchi, ha visto quel ragazzo che pretendeva di mettersi al centro della squadra e ha deciso di farne a meno. Fu così che Juan Roman Riquelme venne richiamato dalla pensione e Paredes, che proprio a Riquelme s’ispirava, infortunato e depresso rivolse gli occhi all’Europa e incrociò lo sguardo sempre attento di Walter Sabatini.
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