Osvaldo-Lamela, ci risiamo

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport-R.Maida) Si vogliono bene, si stimano, ma spesso si scontrano. Era successo più volte l’anno scorso, è capitato anche a Torino. Durante e dopo Juventus-Roma. Osvaldo-Lamela hanno litigato ancora. Cominciando in campo, per le solite questioni che interessano ai calciatori: un passaggio sbagliato, una risposta brusca. Basta poco. I due hanno continuato a dirsene negli spogliatoi, in spagnolo. «Gli argentini hanno fatto un po’ di casino» raccontavano sabato sera gli inservienti dello stadio della Juventus. Tutto vero. E se non fossero intervenuti i compagni, forse si sarebbe arrivati alle mani. Non è successo. Meglio.

IL PRECEDENTE – Sarebbe stato il bis dell’incredibile litigata dello scorso 25 novembre. In quel caso, negli spogliatoi dello stadio Friuli di Udine, Osvaldo colpì Lamela con un pugno (o con uno schiaffo, non si è mai saputa la verità fino in fondo) e pagò il gesto violento con una giornata di sospensione decisa dalla società: saltò la trasferta di Firenze per sentenza di Baldini e Luis Enrique, provocando un forte scossone nella squadra che si consegnò alla Fiorentina senza lottare e terminò la partita in otto uomini con tre gol sul groppone.

 

TUTTO SUPERATO – In realtà tra Osvaldo e Lamela la questione era chiusa già sul pullman, fuori dallo stadio Friuli. Tanto che la squadra, appoggiata da qualche dirigente, non condivise l’atteggiamento di censura della società. Ma anche l’episodio di Torino è stato risolto in pochi minuti. Dopo la doccia i due litiganti si sono avviati in buon ordine verso l’aeroporto di Caselle. Senza grande entusiasmo, certo, ma pure senza ostilità.

 

MALESSERE – Di sicuro, la solita discussione è un sintomo di mancata tranquillità della squadra. Che è nervosa ma non riesce a canalizzare sul campo nella giusta direzione la propria rabbia. (…) Lo stesso Burdisso, come dimostra un calcione nel primo tempo a Vucinic, non si sente al top della condizione e in alcuni momenti perde la pazienza. Totti è uscito dal campo stizzito, sussurrando una parolaccia (non rivolta a Zeman che l’aveva sostituito, ma a se stesso e alla squadra). De Rossi sembra sfiduciato e ha espresso chiaramente, sia in pubblico che in privato, le sue perplessità sul valore della squadra.

 

PERSONALITA’ –

La verità è che, come sempre quando si perde, viene meno l’armonia del gruppo di lavoro. I giovani passano per colpevoli per la mancanza di personalità ma Florenzi, che ha 21 anni ed è al primo anno di serie A, a Torino è stato uno dei pochi a dare un contributo produttivo dal punto di vista del temperamento. Quindi è una falsa pista. C’è piuttosto un complesso generalizzato di sfiducia della squadra. Ereditato dai pessimi risultati della gestione Luis Enrique e acuito dal sistema di gioco di Zeman. Del quale alcuni calciatori, anche di qualità e di esperienza, non sono convinti. Finché non si creerà osmosi tra allenatore e squadra, sarà impossibile avere una grande Roma. Magari sarà una vittoria, una soltanto, a riaccendere l’entusiasmo. L’importante sarà trovarla in fretta.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy