Ogni anno viene snobbato ma alla fine vince sempre

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport – A.Ghiacci/R.Maida) – Vince sempre. Ha vinto già all’inizio, quando ha sposato la Roma. Si prestò alle dure punizioni del Siena pur di arrivare a parametro zero e partecipare al ciclo di Spalletti. Storia di sette anni fa. Ha vinto ancora nel 2010, strappando un contratto di quattro anni quando il chiacchiericcio lo considerava un giocatore finito. Come no. Ha vinto l’anno scorso, nonostante nove esclusioni nelle prime dieci partite di campionato, convincendo Luis Enrique che poteva essere ancora un elemento prezioso. […]

L’EREDITA’ – L’aria è simile anche quest’anno, il numero otto della sua carriera nella Roma. Stavolta parte con un piccolo vantaggio che proprio la tribolata esperienza con Luis Enrique gli ha lasciato. Se Taddei è diventato un terzino, il merito è stato di chi gli ha insegnato a giocare molti metri indietro rispetto alle abitudini. Tra le idee asturiane, a parte un 4-3-3 che è vicino soltanto nei disegni, è l’unica sopravvissuta con Zeman. E i risultati si vedono: Taddei sembra trovarsi ormai a suo agio sulla linea difensiva, sia a destra che a sinistra. Nei ritiri in Alto Adige e in Austria, passando per il viaggio negli Stati Uniti, ha sfoggiato una brillantezza atletica superiore a ogni aspettativa. Tanto da essere stato utilizzato più di tutti i suoi compagni, Burdisso a parte, indossando spesso la fascia di capitano. Sarà l’alternativa a Piris sulla destra e a Balzaretti sulla sinistra, aspettando Dodò che non riesce a superare la convalescenza, sempre che il mercato non porti in regalo alla Roma un altro terzino destro. […]
JOLLY – Per Taddei non è mai stato un problema adeguarsi alle decisioni degli allenatori. Nel Siena giocava ala, più a sinistra che a destra, se non trequartista: nel suo primo campionato di serie A segnò 8 gol, dimostrandosi un equilibratore tattico eccellente per il contributo alla fase difensiva. E nella Roma, in una partita a Udine, ha giocato persino centravanti nel 4-2-3-1 di Spalletti, quando mancavano tutti gli attaccanti. Taddei non ha mai discusso una scelta, apprezzando il piacere di imparare cose nuove, consapevole di essere bravo ma non fenomenale. Si è messo a disposizione in tutte le zone del campo, anche con punte di qualità. Il famoso «aurelio», quel gioco di prestigio con la palla che passa in mezzo alle gambe e disorienta l’avversario, è l’espressione brasiliana di un calciatore dal piede sensibile.[…]
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