«Un successo che vuol dire fiducia»

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport – A.Maglie) E’ soddisfatto Luis Enrique: «Avevamo bisogno dei tre punti» .

In una stagione che diventa sempre più breve, questa era forse l’ultima occasione per la svolta: «Ma io non penso al terzo posto, penso solo alla prossima partita. Anche perché, poi, il terzo posto non dipende soltanto da noi».

 

E’ arrivato in Sicilia con le turbolenze del dopo-derby sul groppone, due sconfitte consecutive che hanno ridimensionato le ambizioni, allontanato gli obiettivi. Lo ammette, l’allenatore: «Dopo due sconfitte cercavamo nuova fiducia». Qualche nube, insomma, si è dissolta: ora l’asturiano attende un’alta pressione che consenta alla sua squadra di dare un senso a una annata per il momento al di sotto delle attese.

PERICOLI – Temeva questa trasferta, Luis Enrique. Anche perché la situazione del Palermo era simile a quella della Roma: una crisi latente, una sottile linea di confine tra rinascita e baratro. Sottolinea: «Io sapevo che questo era un campo difficile, la squadra avversaria su questo terreno di gioco si esprime sempre bene. Per questo sono particolarmente soddisfatto della vittoria. Il gol dopo pochi minuti ci ha agevolato? Non direi perché dopo la rete abbiamo continuato a sviluppare il nostro gioco, abbiamo provato a chiudere la partita, purtroppo non ci siamo riusciti. Poi, nella ripresa, il Palermo ha fatto due cambi, ha aumentato l’intensità del pressing e abbiamo corso alcuni pericoli, soprattutto negli ultimi cinque, dieci minuti. Ma è normale».

Ecco, la novità è proprio questa: la squadra ha concesso poco dal punto di vista del contropiede nel primo tempo e nella ripresa ha retto bene dal punto di vista dell’organizzazione difensiva: «Oggi abbiamo fatto un’ottima gara. Tutte le squadre quando giocano contro di noi si adattano a quel che facciamo noi in campo. Questo è per me un grande motivo di soddisfazione». Si è adattata anche la Roma nel senso che da un punto di vista difensivo sono migliorate l’ attenzione e l’organizzazione e persino giocatori criticati alla fine sono usciti indenni dall’esame del Barbera: «Devo fare i complimenti a Kjaer: aveva bisogno di fiducia ed è stato tra i migliori in campo».

ELOGI – In una serata felice, gli elogi sono per tutti. Per Lobont, ad esempio. Lui ha una visione «totale» del calcio, olandese, vuole portieri alla Jongbloed: «Il portiere deve essere il nostro primo difensore e il nostro primo attaccante. Deve avere grande personalità e saper giocare con i piedi. Voglio fare i complimenti a Lobont che è un grande giocatore ed è anche un grande uomo».

E poi Lamela: «Un ragazzo di grande personalità che deve imparare perché a tutte le età si impara qualcosa» , figuriamoci, allora, quando si è giovani. E Bojan che lo ha ufficialmente investito per il dopo-Guardiola al Barcellona: «Sono contento di averlo qui e lui si fa trovare sempre pronto». E poi De Rossi. Gli chiedono se possa avere un futuro alla Mascherano, diventato difensore dopo tanti anni da centrocampista: «Contro la Juve ha fatto il centrale. Ma il suo ruolo è quello di regista a centrocampo» .

Spiega gli affanni della ripresa: «Non abbiamo avuto un calo fisico. Il Palermo spingeva e quando gli avversari danno tutto in campo bisogna soltanto gestire e noi lo abbiamo fatto. La difesa ha tenuto, la squadra ha fatto tutto quello che doveva fare». Certo, l’errore di Munoz ha agevolato il compito ma «Lamela ha fatto un assist incredibile e Borini è stato bravissimo a fare quella diagonale».

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