Luis Enrique, settimana cruciale

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport-A.Ghiacci) «Ho deciso». Un paio di settimane fa il futuro sembrava delineato. Poi però, i dubbi: «Ci sto pensando» . Prima che ci si mettesse anche la società:

«La nostra prima scelta è sempre lui, ora aspettiamo la sua risposta» . In tutto ciò una Roma che viaggia a livelli bassissimi, tra i peggiori degli ultimi cinquant’anni. Qualcosa di positivo? Sì: il fatto che ormai si è giunti alla resa dei conti e tra sette giorni se ne saprà di più sulla sfera tecnica del club giallorosso. Dopo l’ultima di campionato infatti – almeno così ha garantito Luis Enrique – arriveranno tutte le comunicazioni del caso, probabilmente dopo la riunione che andrà in scena lunedì prossimo. Avanti insieme o arrivederci e grazie. E pensare che qualcuno, a Trigoria, si è stupito dei fischi arrivati dai tifosi nelle ultime settimane.

 

ATTESA – Non dovrà aspettare ancora a lungo, il pubblico romanista, che fatica a comprendere come mai la Roma possa stare dietro ai tempi di scelta di Luis Enrique. La spiegazione è semplice: la dirigenza del club è ancora convinta delle doti del tecnico spagnolo, ecco perché vuole capire se ci sono i margini per continuare con l’ex allenatore del Barcellona B. Il direttore generale Franco Baldini, artefice della scelta iniziale, crede fortemente sia nell’uomo che nel tecnico. (…) In tanti, sabato sera, dopo il pareggio con il Catania, hanno manifestato attaccamento ai metodi dell’asturiano. Lo stesso discorso fatto per Baldini, vale più o meno per il direttore sportivo Walter Sabatini, che anche a parole ha confermato che «Luis Enrique rispecchia l’idea che abbiamo di tecnico» . Anche se poi il ds ha detto che «nella Roma non c’è nulla di statico, siamo sempre in movimento, nel caso di separazione non ci faremmo trovare impreparati» . Dinamiche singolari insomma, dovute forse a un cammino pieno di ostacoli che erano sì stati messi in programma, ma che lungo la strada ha decretato il fallimento. E il rendimento, inevitabilmente, ha confuso tutta la situazione. Perché si sa, quando si vince è tutto più facile, ma quando si perde ogni passo diventa davvero molto più difficile.
ANALISI «Non considero fallimentare questa stagione» ha ribadito Sabatini dopo il Catania. Il problema è che proprio i vertici societari avevano affermato che si sarebbe potuto parlare di fallimento nel momento in cui i risultati negativi si sarebbero ripetuti nel tempo: due sconfitte e tre pareggi nelle ultime cinque giornate ed ecco la continuità negativa. Una settimana. L’ultima di campionato e la riunione tra Luis Enrique, Baldini e Sabatini. Le possibili alternative sono già allo studio: da Villas Boas a Prandelli, da Montella ad Allegri. Sullo sfondo la proprietà, la cordata statunitense, che osserva e valuta: i soci americani sono da sempre abituati a lavorare così, come accade nelle grandi aziende, affidandosi quindi a dei manager e tirando poi le somme nel momento della presentazione dei risultati (…). Oggi lasceranno la Capitale sia il presidente Thomas DiBenedetto (tornerà a Boston), che l’amministratore delegato Mark Pannes (raggiungerà Pallotta ad Austin). Il piano aziendale relativo alla Roma non si ferma. Il primo passo, in programma da tempo, sarà l’aumento di capitale (50 milioni di euro da investire insieme al socio di minoranza Unicredit) i dettagli del quale saranno stabiliti nel CdA che si terrà tra una decina di giorni (la data non è ancora stata fissata). Quel giorno, probabilmente, in tanti saranno in collegamento in conference-call dall’America.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy