Lucho: “Io ho già deciso”

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport – R.Maida) – Niente bandiera bianca, semmai giallorossa. Luis Enrique indica la maglietta che indossa, con i colori della società, per raccontare il suo stato d’animo alla vigilia della partita con il Chievo: «Guardatemi, sono ancora l’allenatore della Roma. E ne vado fiero» .

CARPE DIEM – Non è l’atteggiamento di un uomo che ha smesso di lottare: «Per forza. Sono asturiano. Gli asturiani sono dei combattenti» . Gente abituata alle pressioni naturali, con le altissime montagne che spingono verso il mare, e pronta a decidere senza ascoltare il parere degli altri: le Asturie sono una regione autonoma di Spagna. Anche Luis Enrique ha deciso di testa sua che futuro vorrà. Forse è lontano da Roma. Ma non è ancora il giorno della resa: «La mia scelta è stata fatta. Al cento per cento so cosa farò nella prossima stagione (è la prima volta che lo dice, ndi) . Le possibilità sono due: o resto, o vado via. Non c’entrano i soldi, non c’entra il contratto. C’entra il mio modo di essere, che è particolare. Magari sono l’allenatore più scarso della serie A. Di sicuro però sono diverso». La speranza di agganciare almeno la coppa di riserva non è svanita, anche se la distanza dal terzo-sesto posto è di quattro punti a tre giornate dalla fine: «Può ancora succedere di tutto, perché c’è molto equilibrio. Abbiamo sprecato tante opportunità, se avessimo vinto contro la Fiorentina saremmo in corsa per la Champions, ma dobbiamo insistere. Intanto battiamo il Chievo» . Non sarà facile, guardando il rendimento del 2012: otto sconfitte in dieci trasferte. Ma almeno il Chievo ha un attacco stanco: zero gol nelle ultime quattro partite, con un’astinenza complessiva di 399 minuti. Per la Roma fragile che ha incassato 50 reti in campionato, può essere una prospettiva incoraggiante. (…)

MESSAGGI – Comunque vada a finire, Luis Enrique non vede una situazione drammatica: «Non mi va di parlare di rinforzi, di quanti giocatori servirebbero per essere competitivi ai massimi livelli. I risultati sono mancati, è vero. Però dico che non abbiamo fatto così male. Abbiamo giocato anche belle partite. Mi dispiace se i tifosi pensano che non diamo il massimo per vincere, se la gente non si identifica nella squadra che ama. Non era quello che volevamo» . E qui manda un segnale all’ambiente, proteggendo i giocatori dalle contestazioni: «La nostra è una squadra giovane. Quando sento i fischi per ragazzi come Josè Angel, Bojan, Kjaer, Lamela, ventenni che vengono da altri Paesi, li considero un po’ ingiusti. Questi sono i giocatori che in futuro faranno sognare la Roma» .

PUNTUALIZZAZIONI – Baldini ha detto che non si aspettava un campionato migliore di quello che è stato. Luis Enrique va oltre : «Io non mi aspettavo niente perché non conoscevo il calcio italiano in profondità come lo conosco adesso. Di sicuro noi non avevamo obiettivi precisi in questa prima stagione, se non creare un gioco diverso. Che in parte si è visto. Neanche a me piace fare figuracce. Ma quando succede ci sono dei motivi, delle cose che non funzionano. Ho visto la Roma dell’anno scorso e quella di quest’anno: per me il modo migliore per arrivare al risultato è attraverso il gioco, anche a costo di perdere. E’ un rischio che sono disposto a prendere» . (…)

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy