La rivoluzione di Pallotta

di finconsadmin

Lo stadio che James Pallotta vuole o sogna, a seconda di quanto si sia ottimisti sulla sua effettiva realizzazione, è in un certo modo simile a quello che ieri ha ospitato l’incontro tra la Roma e la selezione del campionato statunitense, secondo quanto riporta il Corriere dello Sport. «Un impianto fantastico con un’atmosfera straordinaria». Lo Sporting Park di Kansas City è bello nella forma e funzionale nella sostanza, ma già sappiamo che lo stadio di Roma deve richiamarsi alla storia, alla leggenda e a quel Colosseo che i fan americani da giorni stanno minacciando di smontare in novanta minuti (riferendosi naturalmente alla partita di ieri sera). Quando Pallotta sostiene di aver scelto Garcia personalmente non si vanta invano.

 

Certamente si è lasciato consigliare da Sabatini e da altri esperti di calcio pratico, ma nel tecnico francese ha trovato quello che cercava: un uomo capace di dare alla squadra un’identita o di dilaniarsi nel tentativo, un allenatore che porta con sé un calcio riconoscibile. Infine, serve una teoria economica simile a quella del tetto gli ingaggi statunitense: 2,8 milioni di stipendi per squadra, con tre giocatori (detti “designati”) che non vengono conteggiati. Henry per esempio guadagna 5 milioni di euro. E’ tutto in evoluzione. Ogni tentativo di cambiare la mentalità corrente lo è. Se gli americani riusciranno a convincere la parte italiana della società che la loro visione è quella giusta la Roma progredirà. Dovranno convincere anche Roma città che gli stadi-casa sono indispensabili al vivere civile. Non è retorica: attorno al gioco sono state costruite intere comunità, intere culture.

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