Il talento di deludere

di finconsadmin

La Roma non ? una squadra. Non lo ? mai quando ? indispensabile esserlo. Questo ? mille volte pi? scoraggiante che avere undici generose scarpe ma di cui sai tutto, quello che possono e non possono dare.
A cosa serve avere talento se non lo fai valere nelle occasioni che contano? E? un fiocco rosa per parate narcisistiche su strade in discesa, tappeti di velluto e applausi finti. Bella ma inutile, come la particella di Dio. Perdere in questo modo con la quasi retrocessa squadra dei Von Bergen, Munoz e Morganella ? il modo migliore, a una settimana dal derby, per dichiararsi ambiziosi e sentirsi ridicoli. Champions? Risate.

 
Non ? bastato nemmeno sapere che stavano sotto Fiorentina e Inter (anche la Lazio perdeva) per darsi la scossa, riaversi dalla pachidermia di un calcio molto lezioso e ancora di pi? telefonato. Fa male dirlo, ma questa Roma che vediamo in campo ? lo specchio della Roma che si esprime fuori, una societ? educata, di belle maniere, implacabilmente trendy, ma drammaticamente priva di quella sintesi rude che serve alla vita.

 
Passano gli Enrique, gli Zeman e passer? anche Andreazzoli, la favola non cambia. Questa Roma ? fatta per deludere. Le attese altrui la ingolfano, le speranze la paralizzano. Il suo talento? Mancare gli appuntamenti che contano.
Carina e patinata anche nella celebrazione in settimana di Totti, ma incapace di trasformare tutto questo in altro, la voglia, per esempio, di diventare una pagina di storia. Se hai la fortuna di avere un mito vivente e calciante in campo con te, devi fare di lui lo strumento aureo della tua gloria di squadra, non diventare tu uno strumento della sua, dargli palla anche quando non ha senso dargliela.
Vecchia e vissutissima storia anche tutto il resto. Il Palermo che, dopo tante formazioni assurde, indovina l?unica sensata di questo suo campionato, Donati play dietro, Miccoli e Ilicic davanti. Miccoli che non segnava da novembre. Zamparini, che quando sente Roma fuma dalle narici e mancava solo che promettesse ai suoi il paradiso con le quaranta vergini. E Osvaldo che il suo gatto nero se lo porta dietro con feroce applicazione.

Giancarlo Dotto
Corriere dello Sport

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