Il derby che sogna Pallotta

di finconsadmin

Non crediate poi che negli?Usa?siano meno strani o pi? lucidi di noi nel trattare la materia. Uno dei pochi veri grandi?derby?nel senso italiano del termine che lo sport americano conti ? la sfida – prima rara perch? le due squadre giocavano in leghe diverse e s?incontravano solo in fasi avanzate del campionato, adesso molto pi? inflazionata – tra i White Sox e i Cubs di Chicago nel baseball. Le due squadre vanno avanti a?prendersi a bastonate, talvolta neppure in senso figurato, dal 1900. Resa dei conti nella citt? del vento, la chiamano poeticamente, ma tanto vento non doveva esserci quel giorno del 1945 quando il signor Billy Sianis tent? di raggiungere il suo posto allo stadio dei Cubs portandosi dietro un caprone e lo fermarono sui gradini. Mica per niente: per il cattivo odore che il vento non disperdeva. E lui, furioso, maledisse la sua squadra profetizzando che mai e poi mai i Cubs avrebbero vinto il campionato.

 

?La previsione si ? avverata,?bench? i tifosi anche in tempi recenti abbiano tentato di esorcizzare l?incantesimo popolando le tribune di capre e caproni. Per fare soldi con il calcio servono grandi numeri. Quindi ? possibile che il derby sognato da Pallotta debba tenersi in uno stadio come quello di Ann Arbor, dove periodicamente s?incontrano per il campionato di football universitario i Michigan Wolverines e gli Ohio State Buckeyes. L? dentro?possono trovare posto 109.901 persone.

Se poi il calcio fosse football professionistico e il derby fosse un Super Bowl, la partita finale, lo scontro che smuove i presidenti e fa esporre alla Casa Bianca il cartello ?chiuso per partita?, allora lo vedrebbero in televisione quasi cento milioni di americani e un miliardo di persone in tutto il mondo.

Laggi? negli States la considerano la rivalit? pi? fiera, intensa e spietata nell?intero panorama degli sport di squadra. E poco importa che a scendere in campo siano ragazzi ancora in preparazione alla vita.?North Carolina e Duke?sono divise da dieci miglia. Volendo si passa a piedi dall?una all?altra, percorrendo la Via del Tabacco. Un allenamento di mezza maratona, non di pi?. In mezzo un pianeta di differenza. North Carolina ? universit? pubblica, Duke ? privata. E? un derby vero anche questo. Classi lavoratrici contro ricchi, gente del posto contro nuovi arrivati. C?? tutta l?America in quelle partite.

 

 

Il derby d?America, l?America della Costa Orientale, la striscia della civilt? presunta, da esportare verso il West. E anche il vero derby di Pallotta, Boston contro New York, la sua Boston nello sport pi? americano di tutti. Il baseball ? in gran parte?Red Sox contro Yankees?e la storia degli Stati Uniti ? in gran parte Boston contro New York, la citt? pi? europea del Nuovo Continente contro la megalopoli pi? americana, cosmopolita, simbolica. Boston ha vinto l?ultima, e Pallotta neanche ? potuto andare allo stadio perch? aveva da spiegare alla stampa italiana i problemi – a suo dire del tutto temporanei – della Roma. New York ? in vantaggio nel bilancio generale.

 

 

 

Tutto ? relativo. In America derby ? per esempio quello del?football?universitario tra?Michigan e Ohio,?Stati confinanti e con in mezzo una strisciolina di terreno con la citt? di Toledo per la quale si fece anche una guerra e alla fine and? all?Ohio. Se non ? derby (c?? tutta la nazione in mezzo) ? il massimo della rivalit? il duello senza fondo tra Boston Celtics e Los Angeles Lakers. Le due squadre si sono incontrate per la prima volta nel 1948. I Celtics hanno conquistato 17 titoli, i Lakers 16: le franchigie pi? vincenti del campionato Usa di basket. Boston, di cui Pallotta ? comproprietario, ? la squadra del fiato corto e del duro allenamento.

 

Marco Evangelisti?

Corriere delo Sport

 

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