Gervinho-Ljajic: la spinta

di finconsadmin

Sono le due principali frecce nell’arco di Rudi Garcia. La versatilità di Aidem Ljajic che può anche subentrare a Totti o a Florenzi. Ciò non toglie che, almeno nell’immaginario collettivo, tra Adem e Gervais Yao Kouassi, cioè Gervinho, esista un dualismo, uno di quelli che da sempre affascinano il calcio, quello italiano almeno dai Mondiali del Messico quando spuntò la staffetta Rivera-Mazzola.

 

L’ivoriano ora sembra essere un punto fermo nel sistema di gioco di Garcia; il serbo, anche a causa dei problemi fisici, fatica a trovare spazio. Tutto prezioso carburante per alimentare un dualismo che alla Roma può fare soltanto bene perché crea competitività.

 

Ieri il tecnico della Roma su Ljajic ha espresso un giudizio estremamente positivo. A suo parere, il ragazzo «è uno straordinario talento: può diventare fortissimo se cresce fisicamente». In questo momento le sue ali sono tarpate solo dai problemi fisici, da una schiena che non consente un rendimento superiore. Ad esempio come quello garantito da Gervinho che insieme al suo mentore ha ritrovato anche le giocate dei tempi migliori, dei tempi del Lille. Il grande inizio di stagione della Roma è legato anche alle prestazioni dell’ivoriano che dopo qualche tentennamento iniziale ha cominciato veramente a volare. Nel vero senso della parola visto che con la sua velocità ha devastato le difese avversarie. Ma le scelte di Garcia sono dettate solo dai problemi fisici? O certe decisioni vanno lette anche in base a quegli equilibri che hanno consentito alla Roma di conquistare sette vittorie su sette, segnare venti gol e incassarne soltanto uno?
SCELTE –

Le scelte nel calcio non sono quasi mai figlie di una sola motivazione. La questione fisica evidentemente ha un peso. Ma nelle decisioni di Garcia non possono non avere un peso le questioni tattiche. Ed è evidente che Gervinho e Ljajic sono giocatori diversi. L’ivoriano è una vera e propria ala, il serbo sostanzialmente una seconda punta. Una differenza non di poco conto perché quello che Gervinho può dare in fase difensiva, soprattutto sulla fascia, non può garantirlo Ljajic. E nel 4-3-3 di Garcia (equilibrato, concreto e, quindi, prudente) i due attaccanti esterni sono obbligati a un grande e dispendioso (dal punto di vista della corsa) lavoro di copertura. Non è un caso che, ad esempio, Florenzi, che pure non è una punta, sia ormai un titolare inamovibile in quel ruolo avanzato. Per giunta l’italiano e Gervinho sono interscambiabili con la conseguenza che nel corso della gara l’uno (l’ivoriano) da destra può andare a sinistra, l’altro (Florenzi) da sinistra può andare a destra, confondendo, così, ancora di più le idee agli avversari. Ljajic è una seconda punta, abile a lanciarsi negli spazi che gli crea la prima punta ma molto meno votato al lavoro difensivo. Problemi fisici, certo, ma anche equilibri tattici.

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