Eto’o, dribbling in Daghestan. L’esilio dorato del campione

di finconsadmin

Come una principessina reclusa nel castello, Eto’o vive nel grattacielo di Mosca che gli viene pure pagato (affitto da 80.000 euro al mese) dal lunedì al venerdì perché così gli è stato imposto di fare, perché Makhachkala, capitale del Daghestan e città dell’Anzhi, non è esattamente un posto tranquillo. Meglio starne alla larga, meglio andare a giocare le partite in casa solo quando lo impone il calendario, nel week end. Il sabato quindi si abbassa il ponte levatoio, i trombettieri di regime danno fiato alle trombe, i cortigiani srotolano il tappeto rosso e il buon vecchio Samuel, con i compagni di squadra dell’Anzhi, viene caricato su un pulmino con i vetri oscurati e antiproiettile e – accompagnato da una guardia del corpo personale – viene portato laggiù, nelle lande desolate del Daghestan. Come riporta il quotidiano corrieredellosport, di gol, Eto’o, nelle due stagioni russe e all’inizio di questa, ne ha segnati il giusto, una media di uno ogni due partite, ma non ha vinto niente, come invece immaginava il patron, Suleiman Karimov. Ritornando a Eto’o, è chiaro che dopo un po’ pure la principessina più avida di cash, volge lo sguardo dall’iban e realizza che – a 33 anni, quelli di Eto’o – non tutto è perduto, c’è vita oltre il gelo di Mosca e lo squallore di Makhachkala. Detto che in questi due anni Eto’o ha litigato con i dirigenti della nazionale del Camerun, aggiunto che ad un certo punto ha pure temuto che qualcuno lo volesse avvelenare (per questo in ritiro mangia da solo).

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