E Daniele si impone il silenzio

di Redazione, @forzaroma

(Corriere dello Sport-R.Maida) Se esistesse un termometro del feeling tra due persone, la colonnina De Rossi-Zeman avrebbe toccato il minimo. Il paradosso è che i due non sono mai stati così lontani come ieri, quando erano seduti fianco a fianco. La Roma in serata si è espressa sulla clamorosa esclusione ( «E’ stata una scelta tecnica. Quando è andato in panchina Piris nessuno ha pensato male…» ). (…)

DISTANZA -De Rossi ha perso per la seconda volta consecutiva una partita contro l’Atalanta. Ma in questo caso non ha fatto tardi alla riunione tecnica, come era capitato a febbraio con Luis Enrique, di cui ancora adesso ammette di sentire la mancanza. Ha fatto invece presto in sala stampa, allo Juventus Stadium, anticipando di otto giorni un problema di stima reciproca che va al di là dell’aspetto tattico. Se Zeman assicura che crede nello scudetto e De Rossi risponde che con certe dichiarazioni «si fa il male della Roma» , significa che non c’è sintonia. Né tecnica né umana. Se poi il rendimento di De Rossi, sia contro la Sampdoria che contro la Juve, si rivela scadente, Zeman si sente autorizzato a sbatterlo fuori squadra. E’ così che funziona. O meglio funzionerebbe. Ma De Rossi non è un giocatore qualunque: oltre ad essere un simbolo e un idolo popolare, oltre ad essere un grande centrocampista, è il professionista più pagato e desiderato della rosa. Quindi Zeman avrà l’interesse-obbligo di recuperarlo, dopo il break delle nazionali che per una volta sarà salutare: allenterà la tensione grazie al ricordo di una vittoria che mancava da un mese.

 

ATTEGGIAMENTO -Per completezza di analisi, bisogna aggiungere che De Rossi non ha fatto drammi per la panchina. Anzi, è stato immortalato più volte con un sorriso (rassicurante o sprezzante, a seconda delle interpretazioni) e ha incitato in più occasioni i compagni che giocavano a dare il massimo. Il sorriso gli è rimasto stampato in volto anche dopo, quando ha lasciato lo stadio Olimpico. Zero polemiche. Non era questo il momento per puntualizzare la sua visione della vita, o per rimarcare una diversa filosofia calcistica. De Rossi alla Roma vuole bene e sa che con qualunque frase in questo momento la danneggerebbe. Non è escluso che possa dire la sua a Coverciano nei prossimi giorni: a mente fredda si valutano meglio errori e pretese. Ma in tempo reale ha preferito tacere.

 

INTERNO – Eppure, dopo le prime incomprensioni a mezzo stampa sul ruolo, regista sì regista no, De Rossi e Zeman sembravano aver trovato un punto d’incontro. Merito di un colloquio a Trigoria subito dopo l’Europeo. «Avrei preferito Montella – ha raccontato Daniele, che ieri ha ricevuto elogi proprio da Montella – ma invece conoscendo Zeman ho scoperto una bella persona, piacevole, non ho problemi con lui» . Discorso confermato proprio sabato dall’allenatore: «Si dice che il rapporto con De Rossi non sia buono. Ma è falso» . Basta intendersi sul significato della parola rapporto: professionalmente, Zeman e De Rossi non si sono ancora intesi. Ed è un problema che la Roma deve risolvere in fretta.
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