A Rudi Garcia serve progettualità. Quando non la trova, cambia posto. E non sarà così con Roma e la Roma. Lo scrive oggi il Corriere dello Sport: il tecnico giallorosso comincia ad avvertire bisogno di stabilità.

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I dirigenti hanno  avallato la prima e più esplicita richiesta, quella che ha espresso nel momento stesso in cui ha firmato il contratto alla fine della scorsa primavera: tenere in squadra Pjanic.  E’ solo la metà di quanto Garcia vuole effettivamente, cioè il mantenimento del telaio che ha costruito, possibilmente con un’ulteriore iniezione di cavalli nel motore della vettura che ha corso da Formula 1 dopo essere stata considerata a lungo una macchina da passeggiata domenicale.

Per Sabatini cedere Benatia o Destro o qualcun altro degli uomini che il francese immagina di poter sfruttare nella chilometrica stagione che dopo l’estate la Roma comincerà a percorrere.

James Pallotta, un altro che a prescindere dalla passione per il calcio ha bisogno di alcuni anni per portare a termine i propri disegni sul club, sa che non esiste futuro se il presente si accorcia troppo. Ha invitato quindi Garcia a considerarsi il Ferguson della Roma. Sir Alex ha guidato il Manchester United per 26 anni e mezzo. Non si pretende tanto da nessuno nel calcio di oggi. Ma la costruzione, la partecipazione, l’identificazione si possono ancora chiedere.

Il legame tra Garcia e la Roma non si vede solo in campo. Il tecnico francese non dice mai di no a niente e alle parole di Pallotta ha risposto così: «Sarebbe un onore stare alla Roma a lungo e vincere la metà di quanto ha vinto Ferguson» . Per i tifosi più che un onore sarebbe un delirio. Intanto Garcia illustra con le azioni che cosa intenda per volontà di restare a lungo. A parte cercare casa in luoghi più centrali e comodi di quello in cui risiede attualmente.

Parla al futuro e alla seconda persona plurale: noi saremo, noi faremo. Suggerisce iniziative promozionali per la prossima stagione e per le successive a venire. Con Walter Sabatini, il quale si è impegnato a sua volta per altri tre anni che di questi tempi non sono pochi e per lui sono un’enormità, non parla tanto di singoli giocatori quanto di linee guida, di filosofia di gioco. Riservandosi poi il diritto di dare il parere finale sugli acquisti. I giovani. Se volete davvero che rimanga, dice ai dirigenti faccia a faccia e anche parlando alla pubblica opinione, mettetemi nelle condizioni di lavorare, di non essere costretto a denaturare le mie idee, e io resterò senza pormi limiti. Fa rotta sul nuovo stadio e soprattutto sui verdi campi da allenamento che lo circonderanno. Bompard e Fichaux, gli assistenti che lo seguono dovunque come in una serie televisiva, spiegano le sue intenzioni usando le stesse parole che hanno sentito pronunciare a lui: «Ha dichiarato che vuole restare nella Roma per parecchio e per parecchio resterà» . Come se non valesse neppure la pena di parlarne. Infine Garcia va a seguire le partite della Primavera e concorda con Alberto De Rossi gli interscambi tra giovani e prima squadra. Si comporta insomma da padre della patria. Uno così difficilmente tradirà.

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